Costo benzina: confronto Italia VS Australia

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Bene italiani, il prezzo della benzina è finalmente calato, siete contenti?

Forse non proprio visto che pagate comunque il prezzo più alto d’Europa e il doppio rispetto a noi qui in Australia.

Da brava donna curiosa ho fatto un po’ di ricerca per capire come il prezzo della benzina viene stabilito così da confrontare la situazione nei due paesi.

Ecco cosa ho trovato (per semplificare userò solamente €):

  • PREZZO MEDIO DI 1 L DI BENZINA VERDE:
    ITALIA……………..€ 1,55
    AUSTRALIA……..€ 0,82
  • DA COSA E’ FORMATA QUESTA CIFRA:
    ITALIA
    costo carburante e guadagno gestore pompa…… 28/30%

    accise  50/52% + iva  22% = tot. tasse………………….. 70/72%

    AUSTRALIA
    costo carburante e guadagno gestore pompa…. 60%

    tasse……………………………………………………….. 40%


 

Ho inoltre trovato tutte le voci che specificano i costi delle ACCISE che si pagano in Italia…tanto per capire meglio cosa c’è dietro!

fonte: http://www.leggioggi.it

  • 0,000981 euro: finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511 euro: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387 euro: ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 0,0114 euro: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (ma molti parlarono di “cinema di quarta categoria…”) nel 2011;
  • 0,04 euro: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro: terremoti dell’Emilia del 2012;

Cosa ne pensate? Io lo trovo piuttosto assurdo ma a voi i commenti!

 

Intervista a Duilio, immigrato dall’Italia all’Australia ben 50 anni fa.

Oggi voglio pubblicare un’ intervista, (la prima sul mio blog a dire la verità! ) fatta ad una persona speciale.

Ho conosciuto Duilio tramite un amico in comune che oltretutto voglio ringraziare immensamente per l’aiuto e l’amicizia che mi è stata data.

Quando io e Duilio siamo stati introdotti ho capito che questa sarebbe stata una visione incredibilmente interessante da pubblicare sul Intorno Sottosopra: una visione della vita, della speranza, dei sacrifici, delle difficoltà sempre positiva!

Trasferitosi in Australia nel 1964 da Macerata, sono ben cinquant’anni che Duilio abita in Australia….un’ Australia che ora è completamente diversa, un’ Australia che all’arrivo di Duilio era una terra ancora aspra, a volte piuttosto selvaggia e pericolosa, un’Australia che però offrì facilmente un futuro a chi come lui seppe lavorare davvero duro e risparmiare e dimostrare il proprio valore.

Ecco la sua storia…

Beh, innanzitutto presentati un po’.

Mi chiamo Duilio, ho 69 anni e vivo in un sobborgo di Brisbane nello stato Australiano del Queensland, a circa 8 km dal centro della città.
Ancora lavoro. Si!
Il mio mestiere principale è quello di meccanico per veicoli come camion (o tir come li chiamano ora in Italiano), gru, muletti, sono specializzato in oleodinamica.

l mio passatempo è fare l’ annunciatore radio e fonico! Svolgo infatti volontariato in una radio qui a Brisbane chiamata 4 EB FM 98.1. I programmi della radio sono in ben 50 LINGUE DIVERSE e si va in onda 24 ore al giorno, 7 giorni su 7! Io ed il mio gruppo curiamo 8 ore in diversi orari durante la settimana con tanta  musica (italiana!) presentatori di tutte le età

Duilio durante il suo lavoro in radio

Duilio durante il suo lavoro in radio


Quando ti sei trasferito in Australia?

Sono arrivato in Australia il 21 Gennaio 1964,  dopo essere partito da Macerata e aver fatto un mese di navigazione, avevo 19 anni.


Cosa ti ha portato a questa decisione di spostarsi in una terra allora ancora sconosciuta e desolata?

L’idea di avventura, volevo imparare la lingua inglese per poi andare in Canada….progetto che  poi non si è mai avverato!

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Hai avuto necessità di un visto?

A quei tempi per espatriare in Australia era necessario Passaporto e Visto ritirato all’ambasciata di Roma (dopo aver presentato la richiesta fatta da mio fratello)….i tempi erano lunghissimi, non esisteva internet come ora e la burocrazia si muoveva a rallentatore.

L’immigrazione era aperta “a domanda” oppure “a richiesta”.
Ciò significa che potevi fare domanda alle autorità italiane  per emigrare in Australia oppure veniva fatta la richiesta da un parente, un datore di lavoro o da chiunque si prendesse la responsabilità di alloggiarti che però si trovava già in Australia a vivere. Io fui fortunato, avevo un fratello che abitava qui già da sette anni.

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Com’è stato il viaggio?

Il viaggio in nave è stato una delle esperienze più belle della mia vita! Partito da Napoli e arrivato a Brisbane….trentun giorni sui quali potrei scrivere un libro!
Il prezzo del biglietto fu di mezzo milione di lire…immaginatevi il confronto con quanto sarebbe costato ai giorni nostri!


Che cosa ti è rimasto impresso nella mente quando sei approdato per la prima volta nel continente australiano? Un’immagine che è ancora indelebile…

Il grande spazio ed il caldo!

Partii dall’Italia che era pieno inverno…c’ erano due metri di neve a Macerata e arrivammo qui che era piena estate…un caldo incredibile!

Inoltre qui non si sapeva cosa fosse il caffè o addirittura il vino, figuratevi cosa fu questo per un italiano, completa sorpresa!


Vinili

Vinili

Sala tecnica di produzione

Sala tecnica di produzione


Qualche curiosità sulla vita in Australia di allora?

Quando lavoravo come assistente meccanico ogni impiegato aveva una zona da coprire e la mia comprendeva un’area vicina all’ Outback, una zona molto remota del paese; le strade ed i trasporti non erano efficienti come adesso, lo stesso valeva per la sicurezza!
Prima di partire per ogni viaggio in zone così isolate, ci si doveva recare alla stazione di polizia e lasciar detto dove si sarebbe andati, che strada si sarebbe percorso e il tempo che ci si avrebbe impiegato.
Appena arrivati a destinazione ci si doveva recare nuovamente alla stazione di polizia locale e lasciar detto che effettivamente si era arrivati! Altrochè google maps!
Se non si era dalla polizia entro un certo limite di tempo (diverso da quello comunicato) partivano le comunicazioni radio per far arrivare i soccorsi…

Ricordo inoltre che a Brisbane il camion dei vigili del fuoco e i treni (a vapore!) usavano una campana per comunicare che stavano arrivando.

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Quale fu il tuo primo impiego?

Il muratore (mai fatto prima!)


Come consideri l’inizio della tua nuova vita in Australia, fu difficile integrarsi con le persone? Trovare lavoro? Casa? Denaro?

No, per me fu piuttosto facile; devo dire che l’aiuto che ho ricevuto da tutti fu davvero eccezionale e poi non ho mai avuto paura di affrontare qualsiasi avversità. Si lavorava davvero duro e si riusciva a risparmiare bene. Ricordo che andavo a fare spesa con le banconote e tornavo a casa sempre con spiccioli nelle tasche…spicciolo su spicciolo alla fine ti rendevi conto che anche le monetine avevano il loro bel valore!

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Quale fu il momento più difficile?

Nonostante tutto non credo di poter dire che ho avuto momenti davvero difficili. La lingua fu un grande ostacolo ma ho sempre voluto frequentare solo australiani così che l’avrei imparata più velocemente ed è un consiglio che do a tutti questo!
Io feci delle lezioni “per corrispondenza”, con le quali ti venivano spediti i libri ed i compiti da fare e una volta svolti, dovevi rispedirli indietro per essere corretti! Internet……

La mia filosofia? Quando sei in ballo devi ballare! 

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Ora che sei cittadino australiano da tanto tempo, la tua origine italiana è solo un ricordo? Ti manca l’Italia?

L’Italia non mi manca ma rispetto comunque le mie origini e ne sono orgoglioso. Mi manca il territorio ma non l’Italia di oggi! Per me prima viene l’Australia poiché è la mia casa da sempre, la terra che mi ha dato il futuro e la vita felice che ho.


Cosa pensi della difficoltà al giorno d’oggi nel rimanere in questo paese per noi immigrati? Sei daccordo con le leggi sull’immigrazione molto chiuse e conservative che permettono solo a pochi di rimanere per sempre? 

Oggi giorno rimanere è diventato molto molto più difficile.

Purtroppo le leggi che ci sono ora sono dure e lo riconosco ma sono il frutto dei problemi causati in passato dagli immigranti…italiani comrpesi. Abbiamo lasciato la nostra casa, la nostra terra e le nostre famiglie per rifarci una vita, ma tanti non accettano il fatto di doversi adattare alle regole del nuovo paese causando così disagi e fratture fra le varie etnie. Ambientarsi e rispettare usi e costumi di un paese che ti ospita credo siano le due regole principali per avere una vita comunitaria serena.

Come diciamo noi in Italia: “Paese che vai, usanza che trovi”.

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Te la senti di dare qualche consiglio ai tantissimi giovani italiani che arrivano qui nella speranza di cambiare in meglio la propria vita?

Cosigli….beh, sicuramente suggerirei a chi ha in mente di trasferirsi qui in Australia di smettere di andare nelle grandi città! Le classiche Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth, Darwin….sono sature di persone, lavoratori, c’è concorrenza e i prezzi sono più alti. Meglio puntare su piccoli paesini magari appena fuori da queste grandi città e provare a costruirsi qualcosa lì. Come già detto prima, bisogna capire che ci si deve adattare: al giorno d’oggi i giovani hanno tutti la pappa pronta….vogliono anche partire con già il lavoro e la casa che li aspetta.

Bisogna affrontare le avversità positivamente non negativamente, sempre! 

Link Radio 4EB FM Brisbane

Ringraziando di nuovo Duilio, vi auguro una buona giornata!

PENSATE POSITIVO, PERCHE’ SIETE VIVI, SIETE VIVI!
(mitico Jovanotti!)

Capisci che vivi all’estero da tanto quando…

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Ci sono segnali che ci avvertono che viviamo all’estero da un tempo che possiamo definire LUNGO!
(nel mio caso in un paese di lingua inglese)

Il momento in cui
sappiamo perfettamente la forma ed il colore dei vari tagli delle banconote e delle monete senza dover fermarci 5 secondi, scusarci con il cliente imbarazzati per la nostra ignoranza e leggere le scritte inverosimilmente piccole incise sopra quei pezzi di metallo!

Il momento in cui
cominciamo a pensare prima in inglese poi in italiano (parolacce comprese!)


Il momento in cui
inseriamo nel nostro vocabolario parole che solo i cittadini madrelingua usano….con profonda sorpresa da parte loro e con una certa “riserva” sulla nostra pronuncia (come biasimarli…..è come sentire un nigeriano immigrato da solo qualche mese a Bologna dire: “Socia!”)

Il momento in cui
non ci sorprendono più gli abbinamenti di vestiario e calzature totalmente fuori dal nostro comune e forse non sempre azzeccati…..il bello? E’ che a loro non gliene frega nulla!

Il momento in cui
avere insetti giganteschi che girano per casa non è più motivo di un’ uscita improvvisa in mutande saltando come una cavalletta impazzita nel mezzo della notte!

Il momento in cui
leggere il giornale o un libro in inglese non è più un’impresa epica che all’inizio durava ore ed ore….e parlo di un articolo solo!
Ora quelle parole hanno un senso!!!!

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Il momento in cui

guardando un film in lingua originale (99% delle volte in inglese) realizziamo che
FINALMENTE IL MOVIMENTO DELLE LABBRA COINCIDE CON I SUONI CHE NE ESCONO!!!

Il momento nel quale
guardando la tv capiamo cosa viene detto (o almeno una buona parte!)
e dal tg apprendiamo finalmente che cosa accade nel mondo!……beh proprio quel momento in cui realizzi che forse era meglio non capire un accidente!

Il momento in cui
basta sentire qualcuno parlare e capisci il paese di provenienza grazie alla tua vasta conoscenza degli accenti dovuta ad anni trascorsi a lavorare in bar e ristoranti confrontandosi con clienti da tutto il mondo.

Il momento in cui
basta uno sguardo fugace per determinare che quella persona è “un ITALIANO”!
Sarà la faccia da furbo, il vestito di marca, il sopracciglio rifatto, a volte la camminata….e l’accento che è determinante anche solo nel dire una parola!

Il momento in cui
il ritrovarsi in una città con 8 milioni di abitanti e una mappa striminzita raccattata alla stazione metro non fa più paura, perché oramai siamo abituati a perderci, chiedere informazioni e ritrovarci nel mezzo di non si sa cosa con un enorme punto di domanda che sembra pendere sulla nostra testa e richiamare l’attenzione di qualche buon samaritano che ci illustra la diretta via che fortunatamente non sarà più smarrita!

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Il momento in cui
scopriamo che nel nostro menù del giorno (spesa al supermercato!) ci sono cibi dei quali non abbiamo mai nemmeno sentito il nome, ma che dopo qualche tempo e prova di commestibilità diventano uno dei nostri piatti preferiti

Il momento in cui
dividere la tua casa con altre 8 persone e stanza con altre 2 diventa una cosa normale, che dura mesi e mesi e quando capita che un coinquilino se ne va ne senti la mancanza

Il momento nel quale
sai che dovrai partire ancora una volta e nel tuo cuore terrai ciascuna delle persone che hanno camminato sulla tua strada sempre con te,
sai che hanno contribuito in un modo o nell’altro al tuo viaggio
e sai che hanno fatto parte del tuo destino rendendolo a volte più facile, a volte ci hanno fatto soffrire e a volte innamorare.
Terrai le immagini di ciascuno dei luoghi nei quali sei stato, sempre vive nella tua anima.
Quei profumi, quei colori e quelle sensazioni sulla tua pelle non se ne andranno mai e le ricorderai…e ne te nutrirai quando sentirai il bisogno di qualcosa che faccia palpitare il tuo cuore più forte.

Viaggiare…

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Viaggiare…

…è un sogno,

un bisogno a cui non possiamo resistere,

un respiro profondo per riempire i nostri polmoni assetati di aria nuova.

Perché noi viaggiatori abbiamo paura di fermarci

abbiamo il timore che non avremo abbastanza tempo per vedere ogni angolo del mondo,

per camminare in terre sconosciute, lontane migliaia di passi da noi.

 

Abbiamo il cuore che palpita forte

e le lacrime agli occhi mentre siamo seduti su quell’aereo che sta decollando,

tristi nel lasciare i volti conosciuti,

gli abbracci rassicuranti

e i sorrisi che ci hanno cresciuti,

ma troppo curiosi di provare emozioni nuove,

di spingersi al di fuori del mondo a cui apparteniamo

ma che sentiamo non ci appartiene più.

 

Impariamo a vivere di nuovo,

con altri sentimenti,

affrontando problemi che prima ci avrebbero fermati

ma che ora, dentro di noi sono ostacoli già superati.

 

Non abbiamo paura della solitudine

perchè la solitudine è umana,

è un processo di adattamento al silenzio,

imparando ad ascoltare il suono del nostro cuore che batte,

la voce profonda e saggia dell’istinto che ci guida

insegnandoci a fidarci di lui.

 

Viaggiare è un’avventura che non finisce mai,

è un ciclo di fine ed inizio che procede,

che non si fermerà

finché il nostro bisogno di appagare questa curiosità che ci divora, si fermerà.

E noi viaggiatori sappiamo che prima o poi ci fermeremo

ma rimarremo ricchi del tesoro delle scoperte fatte,

delle esperienze vissute,

delle cicatrici sulla nostra pelle incise come per ricordarci dove siamo stati,

ma soprattutto ricchi dell’umiltà e della riconoscenza che solo il viaggiare insegna.

 

Sogna

Viaggia

Vivi

Ama

Shopping online…è stato facile!

coles-supermarket

 

 

Un paio di giorni fa ho voluto provare a fare shopping online visto che non possiedo una macchina e recarmi al supermercato per comprare il mondo dotata solo di una bicicletta (alla quale manca anche uno dei due freni) non mi sembrava un’idea intelligente!

Così stravaccata comodamente sul divano, con una tazza di caffè sul tavolino e il mio fidato Mac sulle gambe comincio a navigare in questo mondo infinito di prodotti.

Ho impiegato circa un’ora tra il pensare a cosa mi serviva davvero e di cosa potevo invece fare a meno, districandomi tra allettanti messaggi pop-up con tutte le offerte del mese e l’ora di cena che incombeva dando segnali chiari al mio stomaco che era ora di essere nutrito.

Dopo aver selezionato tutto ciò che mi serviva (facendo ricorso ad una lista!) procedo alla conferma e la scelta del giorno e dell’ora di consegna della merce.

Ero proprio soddisfatta di aver preservato la salute della mia schiena e delle mie spalle dolenti!

Stamani alle 11 puntuale come un orologio svizzero, anzi in anticipo di dieci minuti, arriva il camion di Coles!
L’autista scende e con il sorriso a 45 denti, mi saluta dalla strada sbracciandosi (sembrava quasi fossi la fidanzata che non vedeva da due anni), mi stringe la mano e gli faccio strada fino dentro l’appartamento.

Dopo aver parlato del più e del meno, aver pagato tramite carta di debito e aver firmato la ricevuta di consegna, l’autista se ne va e io pure esco di casa per un impegno lasciando tutta la spesa sul tavolo (mia mamma mi avrebbe rimproverata di sicuro lo so!).

Torno a casa verso le 4 di pomeriggio, comincio a sistemare il tutto e mi accorgo che qualcosa manca…..anzi non qualcosa, ben 6 prodotti! Deducendo che probabilmente una borsa era probabilmente rimasta sul camion, chiamo il servizio clienti del supermercato nella speranza di chiarire il mistero.

Shopping-basket

 

Dopo aver aspettato persino 1 minuto in attesa, un ragazzo gentilissimo mi risponde e, come avevo già pensato anche io, lui concorda con me che una borsa è stata probabilmente stata dispersa e terribilmente mortificato si scusa e mi dice che avrebbe provveduto al rimborso della merce mancante entro lunedì.

Praticamente mi è stato chiesto solo l’elenco dei prodotti che mancavano e basta (per un ammontare di 6,80 dollari)!

Ora, io mi chiedo….avrei benissimo potuto dire qualsiasi prodotto, il più costoso che avevo acquistato, nell’intento di ricevere un rimborso maggiore ma purtroppo sono una persona onesta (forse una delle poche che ancora popolano questo mondo!) e conosco diverse persone che avrebbero dichiarato che mancava un lingotto d’oro pur di ricevere soldi e fregare qualcuno, ma è possibile che si fidino così ciecamente?

Ora: o il ragazzo era al primo giorno di lavoro e non sapendo come comportarsi mi ha concesso il rimborso senza fare nessun tipo di accertamento a parte chiedermi il numero di ordine e il mio nome (opzione della quale dubito fortemente), oppure si fidano di ciò che i clienti dicono chiamando per lamentarsi di qualcosa e sono terrorizzati da un feedback negativo!

Avete un’altra spiegazione?!?!?
Cosa sarebbe successo in Italia?

Quando mi trovavo a Londra e lavoravo in una pasticceria mi è successa la stessa cosa dopo la consegna di merce per il negozio.
Una volta firmata la ricevuta di consegna e l’autista se va…….è fatta! Puoi chiamare, insultarli, sperare che siano indulgenti con te ma non funziona!

La logica è questa: io autista ti consegno la merce, hai la lista per controllare il tutto e aspetto che tu finisca (questo non sempre perché vanno di fretta!). Se non ti accorgi degli sbagli mentre sono li allora sono problemi tuoi perché non sei stato attento.
Non fa una piega….no?

Magari gli australiani sono davvero più rilassati in tutto 😉