CAMBOGIA: l’arrivo a Siem Reap

CAMBOGIA

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L’essere tornata a casa dopo quasi quattro anni di vita all’estero ha decisamente sotterrato la mia ispirazione creativa da scrittrice. Nonostante questo, ogni tanto questa riemerge per brevi periodi e ne approfitto per continuare a scrivere delle avventure rimaste nel cassetto per troppo a lungo.

Ho trascorso ben ventidue mesi in Australia e con una gran tristezza nel cuore l’ho poi dovuta lasciare a Settembre. Prima di rientrare in Italia ho optato per una breve tappa asiatica, giusto perché era di strada, così dopo essere decollata da Darwin, a nord dell’Australia, aver trascorso la notte in aeroporto a Singapore dividendomi tra il cinema gratuito, un massaggio ai piedi anch’esso gratuito e una dormita di qualche ora sulla moquette, arrivo a Siem Reap in Cambogia.

Aeroporto di Singapore

Aeroporto di Singapore

L’afosità dell’aria cambogiana mi da uno schiaffo appena atterrata e messo il naso fuori dall’aereo,  dandomi quasi una sensazione di soffocamento avendo vissuto le ultime 20 ore in ambiente climatizzato; pigramente mi avvio verso la dogana che non ha nulla a che fare con quella del programma tv Border Security girato all’interno degli aeroporti australiani, questa fa molta meno paura!

Pago il mio visto e passato il controllo passaporti esco all’esterno dove trovo ad aspettarmi oltre  che all’afa, un ragazzo locale mandato dalla guesthouse dove soggiornerò qui a Siem Reap per portarmi sana e salva a destinazione 🙂

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Faccio subito conoscenza con il mezzo di trasporto per eccellenza qui nel sud est asiatico: il tuk tuk! E’ senza dubbio il miglior modo per spostarsi in questo traffico se non volete essere voi a guidare una moto o una bicicletta e rischiare di provocare un incidente: si perché probabilmente sareste voi a provocarne uno vista l’indecisione nella guida che qui prenderebbe il sopravvento: diciamo che hanno il loro ordine nel caos totale.

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Bene, come solito la mia difficoltà nel memorizzare i nomi lascia il ragazzo che guida il tuk tuk semplicemente: il ragazzo del tuk tuk, non risparmiandomi un certo imbarazzo quando provo a chiamarlo per chiedergli informazioni…ah povera me!

Fatto il check in alla European Guesthouse entro nel mio dormitorio….e scelto il letto a castello fra gli otto disponibili, mi preparo per uscire direzione centro: ho come meta un ristorante che fa cena a buffet e che compreso nel prezzo offre anche uno spettacolo di danza tradizionale cambogiana, tutto al modico prezzo di 12 dollari americani il che significa circa 11 euro.

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Il buffet è assolutamente squisito, variegato e curioso: essere vegetariani qui in Asia non è assolutamente un problema, proprio come lo era in Australia e a Londra. Prima di partire per la Cambogia mi dissero di evitare frutta e verdura freschi per limitare il rischio di contrarre malattie per cui non ho fatto vaccini, quindi seguendo questo consiglio provo a fare a meno di tutto ciò che non è cotto anche se il mio corpo abituato a tonnellate di vegetali crudi ne sente profondamente la mancanza. Provo a non fare caso alle mie voglie di “qualcosa di fresco” e mi strafogo di noodles e riso fatti in ogni tipo di salsa e condimento, pane delizioso, patate in salse strane, uova, dolci molli, biscotti e gelatine dai colori tanto dubbi quanto invitanti.

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Lo spettacolo finalmente inizia e io mi precipito davanti in prima fila non curandomi dei posti al tavolo con su scritto “riservato”…d’altronde dovrebbero già essere arrivati questi clienti giusto?! C’è un gruppetto di ragazzi molto giovani a lato del palco che comincia a suonare strumenti che non avevo mai visto in vita mia: strane chitarre, altrettanto insoliti tamburi e arnesi a corda che producono però suoni incantevoli, dolci e delicati.

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L’armonia apre la scena ai danzatori: prima un gruppo di coppie che ballano inscenando un racconto basato sul raccolto nelle campagne locali, in seguito entra una danzatrice da sola, il suo abito è a dir poco incredibile, tessuti coloratissimi e lavorati minuziosamente nei dettagli. Inizia a ballare con cadenze precise; il suo sguardo, grazie anche al trucco è un misto tra un sorriso ed una maschera teatrale dagli occhi stranamente grandi e brillanti.

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La cosa che cattura maggiormente lo sguardo sono le sue mani, le dita in particolare: il modo in cui sono flesse all’indietro ha dell’incredibile, la lunghezza quasi sproporzionata delle dita mi lascia esterrefatta. La stessa cosa vale per i piedi, anche quelle dita sono flesse all’insù creando insieme alle mani, allo sguardo e al movimento del corpo che si sposta in alto e in basso una scena magica e teatrale: mi ricorda a tratti una sinuosa pantera nascosta su di un albero che attentamente osserva qualcosa e a tratti una mantide religiosa che deliziosamente posata su una foglia fa la sua preghiera silenziosa e fluidamente scivola avanti e indietro sul palco.

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Ancora un altro gruppo di danzatrici fa il proprio ingresso, tutte vestite e truccate uguali che danzano in fila formando figure e archi con le braccia e la testa, a ritmo di una musica suonata da uno strano strumento a corda che ne definisce le movenze.

Nel frattempo che io guardo quasi ammaliata questo spettacolo, fuori comincia un vero diluvio! Quasi non si riesce a sentire la musica da quanto sta piovendo. Quando rientro alla guesthouse mi rendo conto che l’esterno, i pavimenti del piano terra e la zona della cucina sono allagati, ci sono almeno venti centimetri di acqua!

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Semaforo e sullo sfondo il diluvio che avanza!

Le ragazze della reception e il “ragazzo del tuk tuk” sono indaffarati con secchi e ciotole per cercare di liberare gli spazi dall’invasione incessante dell’acqua, così io e altri quattro clienti buttiamo le scarpe da un lato e afferrata qualche ciotola cominciamo ad aiutarli: ciotola dopo ciotola e secchio dopo secchio il livello finalmente diminuisce e dopo i ringraziamenti dello staff e del titolare per l’aiuto, faccio ritorno in camera dove trovo una sorpresa: altri due ragazzi, Sascha dalla Germania e Wilson da Singapore, sono arrivati e cominciamo così una lunga chiacchierata tra di noi, instaurando subito un bel rapporto,  ma litigando fin dal principio sulla temperatura del condizionatore, discussione che comunque non si placherà per un solo giorno durante la nostra convivenza nella stessa stanza dei giorni seguenti.

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Il temibile frutto Durian!

L’indomani è una giornata speciale, mi reco infatti al famoso e spettacolare sito di Angkor Wat, una delle sette meraviglie del mondo antico, rendendomi subito conto del palese motivo perché questo luogo lo sia diventato.

2 thoughts on “CAMBOGIA: l’arrivo a Siem Reap

  1. EleStart ha detto:

    Bellissima esperienza!

    • Michela ha detto:

      Grazie mille 🙂 Sei molto gentile. Sto scrivendo il prossimo post, rimani sintonizzata per leggere un nuovo capitolo del mio viaggio!

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