SOLO WOMAN ROAD TRIP: Kings Canyon, NT

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E’ una mattina stupenda e perfetta per guidare quei 320 chilometri verso nord est che ancora mi separano da Kings Canyon.

Si tratta di un un altro meraviglioso luogo dove la natura la fa da padrona. Caratteristici sono gli immensi muri di roccia arenaria formatisi in milioni e milioni di anni da una frattura nella roccia che è poi stata erosa dagli elementi. Vento ed acqua hanno modellato questi scenari incredibili rendendo Kings Canyon una delle mete turistiche più importanti d’Australia e dello stato del Northern Territory, così come lo sono Uluru, Kata Tjuta e le montagne nel MacDonnell Ranges.

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La popolazione aborigena dei Luritja chiama quest’area casa da almeno 20.000 anni.

L’unica camminata che posso affrontare prima che la pioggia si abbatta sulla zona è il classico “loop” o giro intorno che porta i turisti dalla base di Kings Canyon alla vetta tramite una ripida arrampicata su di un lato della roccia.

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L’intera camminata è di circa 6 chilometri ma dopo la prima parte nella quale si affronta la scalata più ripida e faticosa, il resto del percorso l’ho trovato decisamente alla mia portata.

Si attraversano muri di roccia dalla forma particolarissima e dove è chiara la direzione nella quale questa roccia è stata erosa e spinta in superficie. Ci sono enormi precipizi che discendono dai lati del canyon, con magnifici Ghost Gums, una specie di albero di eucalipto che è noto per la corteccia bianca, che sembra crescere in punti assolutamente inaccessibili, facendosi strada nelle crepe della roccia, sembra quasi mantenersi in equilibrio nel vuoto.

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A circa metà percorso si discende nel “Garden of Heaven” dove è presente un lago formatosi da acqua piovana e che è fonte di vita per numerose specie di marsupiali, uccelli e piante.kings_canyon_july2015-26

Il pranzo distesi all’ombra di questa piccola foresta ammirando piccoli uccellini gialli volare a filo della superficie del lago è un momento estremamente piacevole, specialmente quando tutti i turisti se ne vanno per continuare il percorso e rimango da sola ad ascoltare i rumori che mi circondano.

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Risalendo in cima al canyon, la camminata porta a numerosi punti panoramici, uno in particolare mi lascia senza fiato: la vista è sull’impressionante muro dal quale enormi frammenti di roccia si sono distaccati e caduti in passato e che hanno lasciato queste cicatrici nell’arenaria che assume colori differenti: bianco, arancio, rosso, giallo, nero…

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La discesa per ritornare al parcheggio è semplice e non molto tempo dopo mi ritrovo alla mia macchina, con un bagaglio di emozioni e tante immagini che ho avuto la fortuna di poter catturare con la mia amata macchina fotografica e che vi lascio nella speranza, come sempre, di infondere dentro di voi quelle sensazioni che continuano a essere così forti dentro di me.

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Campeggio a circa 40 chilometri di distanza da Kings Canyon che essendo parco nazionale non permette di trascorrere la notte al suo interno, circondata da nitriti di cavalli selvaggi e ululati di dingo nelle vicinanze.

Alice Springs sarà la prossima tappa e da lì verso ovest per visitare il West MacDonnell Range.

A presto 🙂

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: da Adelaide a Coober Pedy – Northern Territory

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Arte aborigena al Museum of South Australia

La strada che scelgo per raggiungere Adelaide è quella costiera. Lascio la noia dell’interno a coloro che hanno fretta di raggiungere la città, io piuttosto mi godo il panorama.

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Purtroppo la vista su Adelaide mentre vi arrivo guidando sulla lunga discesa che dalle colline arriva in città, non è delle migliori, infatti un temporale si sta abbattendo nella zona e a malincuore continuerà anche il giorno dopo.

Soggiorno per tre notti all’ostello Sunny’s Backpacker, centrale, staff veramente amichevole e sempre disponibile a dare qualche dritta.

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Mi voglio trattare quasi di lusso questa volta e scegliendo questa sistemazione ho anche la colazione compresa tutte le mattine a base di pancakes! Una bomba di bontà e calorie, delle quali onestamente mi infischio, ritrovandomi così a fare il pieno di energia nelle tre mattine che spendo qui al Sunny’s, con tanto di complimenti allo chef 🙂

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Bandiera aborigena e bandiera australiana

Quasi due giorni interi li spendo in ostello impegnata ad aggiornare intornosottosopra.com e la pagina facebook, con sempre mille cose da scrivere e centinaia di foto da scegliere e pubblicare. Finalmente il sole splende e una giornata la trascorro a visitare Adelaide, l’ultima delle grandi capitali del paese (aspettando di arrivare a Darwin). Le dimensioni sono decisamente ridotte rispetto alle sorelle Sydney e Melbourne, il centro cittadino è concentrato in poche vie principali ma devo proprio ammettere che questa città è una piacevole sorpresa. In particolare la via principale King William Street e North Terrace nella quale sorgono i principali edifici di Adelaide.

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Boomerang

Visito il South Australian Museum che è decisamente da non perdere. Ha una sezione importante dedicata alla cultura aborigena con decine di manufatti come i famosi boomerang (si, sono un’invenzione australiana, aborigena!), imbarcazioni, utensili, monili e arte. E’ stato davvero piacevole guardare video originali su vari argomenti come l’intaglio di canoe direttamente dagli alberi, l’intaglio dei boomerang da uno specifico tipo di tronco d’albero, come usavano andare a caccia, come sceglievano le piante per estrarre sostanze medicinali e molto altro.

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Mappa dell’Australia aborigena

Il museo è formato da più livelli ed ognuno di essi ha un tema, o più temi trattati. Come sempre non manca storia, archeologia, minerali, flora e fauna, scienza, tecnologia e tantissimi strumenti di interazione e sperimentazione per i visitatori, soprattutto per i bambini.

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Il precinto dell’università e del rispettivo campus sono un’altra zona che vale la pena visitare, inoltre l’Art Gallery of South Australia che offre mostre gratuite e una collezione di opere, pittoriche e non, da tutto il mondo.

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Il pomeriggio visitando Adelaide giunge al termine e dopo un ultimo pieno di pancakes con burro, marmellata e zucchero di cannella riporto i miei pochi averi in auto accompagnata da uno smagliante sorriso del gestore e riparto verso nord ovest con meta Port Augusta, il cancello d’entrata per l’Outback, la zona centrale dell’Australia, arida ed estremamente estesa.

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Uno dei numerosi “Pink Lake”, lago rosa

Trascorro una notte a Port Augusta, non c’è molto da visitare e d’ora in poi le cittadine saranno sempre più piccole e con praticamente nulla se non un distributore di benzina ed una roadhouse.

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Port Augusta. Vista sulla zona dall’alto

Il paesaggio cambia quasi subito, gli alberi si diradano diventando sempre più sottili, con meno foglie. Ci sono cespugli disseminati tutto intorno di un colore verde pallido e la terra rossa comincia a diventare sempre più una costante nel panorama durante la guida verso nord.

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Trascorro un paio di notti campeggiando, così come tanti altri Grey Nomads, nomadi grigi e faccio la conoscenza di alcuni di loro che fieri del loro paese mi danno dritte e consigli sul cosa vedere, dove andare e che mi danno raccomandazioni degne di nonni preoccupati per la nipote in giro all’avventura da sola per il mondo! Fa sempre piacere vedere l’interesse di persone che si preoccupano per la mia incolumità come fossero amici o parenti.

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Arrivando a Coober Pedy

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Lake Hart è un lago salato. Il tramonto rende il sale sulla superficie rosa

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Dopo circa 850 chilometri da quando ho lasciato Adelaide, arrivo finalmente alla leggendaria Coober Pedy.

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Coober Pedy è in sostanza un paesotto sorto dalla polvere rossa dell’Outback nel 1858 quando il primo esploratore europeo visitò quest’area. Nel 1915 grazie alla scoperta di opale nel sottosuolo, il paese cominciò un rapido sviluppo. Questa pietra preziosa è ora una delle ricchezze australiane, grazie alla sua produzione mondiale che proviene per il 95% dall’Australia appunto e di questo 95%, l’85 solo da Coober Pedy e limitrofi.

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Cartello stradale molto comune nei pressi di Coober Pedy. Avverte del pericolo di grosse voragini nel suolo dovute agli scavi minerari

Da quando l’opale fu scoperto quasi cent’anni fa, cominciò una guerra alla ricerca delle pietre più grandi e preziose.Tutt’ora l’attività è sviluppata e lo si nota facilmente osservando il suolo nei d’intorni della città, descritti come “paesaggio lunare”, praticamente un Emmenthal di rocce e polvere, con piccole e grandi montagne di detriti sparse ovunque lasciate da macchinari minerari che circondano la zona.

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Si tratta di gigantesche aspirapolvere che sono connesse alle trivellatrici sotterranee e che risucchiano tutti i frammenti di roccia e polvere prodotti durante gli scavi.

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Road train, treno della strada. Questi camion possono raggiungere diversi metri di lunghezza

E’ diventata un’attrazione turistica l’andare a visitare le miniere che ancora operano o quelle che sono in disuso con tanto di tour con guide che spiegano il funzionamento delle miniere di opali, la loro storia, la chimica e mineralogia che sta dietro all’arcobaleno di colori tipici di questa pietra, senza menzionare le decine di negozi e spacci che vendono opali in ogni salsa: da gioielli costosissimi a pezzi di opale grezzo. Oh, e si può andare all’avventura alla ricerca di fortuna…nel caso siate interessati agli opali.

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Una delle tante miniere di opale con relativo negozio

Rimango due notti qui a Coober Pedy dopo aver deciso di fermarmi al Riba’s caravan park e campeggio. Si trova a circa 12 chilometri dal centro, in un sito minerario in disuso ma la particolarità di questo luogo è che ad un prezzo davvero irrisorio (15 dollari a notte!!!) si può dormire sottoterra! Hanno creato una specie di grotta artificiale, con tunnel che contengono semplici nicchie incavate nella roccia; vi assicuro che è da provare…quando vi ricapita di dormire sottoterra?

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Una delle gigantesche aspirapolvere sparse per la zona di Coober Pedy

Si può installare la propria tenda oppure semplicemente dormire nel proprio sacco a pelo su un materassino da campeggio (il suolo all’interno della grotta è ghiaia); Questa volta dormendo qui invece che in auto, non devo preoccuparmi per il freddo durate la notte: si perché qui sottoterra la temperatura non cambia, rimane sempre costante tra i 20 e i 25 gradi, non importa che clima ci sia all’esterno!

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Visita ad una miniera in disuso

Avendo provato questa esperienza e sapendo inoltre che qui in estate le temperature raggiungono i 45 gradi rimanendo tali per settimane, non mi sorprende il venire a conoscenza del fatto che qui a Coober Pedy più della metà della popolazione vive sottoterra, in case costruite nella roccia e che sono chiamate “Dugout”. Non solo le abitazioni sono sotterranee ma inoltre numerose chiese, negozi, gallerie d’arte, caffè, ristoranti sono incavati nella roccia.

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Libreria costruita sottoterra

Una meta in città che vi consiglio di non perdere è la Josephine Gallery, una grande galleria di arte aborigena ma con una sorpresa: è inoltre sede di un orfanotrofio per canguri. Alle ore 12:00 c’è il “feeding” che significa il pasto. I visitatori possono dare da mangiare a canguri presenti nella struttura ed assistere mentre l’operatrice nutre i piccoli baby cangurotti con il biberon!

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Josephine’s Gallery, il pasto per i piccoli canguri è latte ad alta digeribilità, senza lattosio

Il centro informazioni di Coober Pedy è il punto iniziale per la vostra visita nella città ed è inoltre il luogo nel quale acquistare il pass per entrare nella zona di riserva naturale chiamata “The Breakaways” al costo di 10 dollari per vettura e valido per la giornata.

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Serbian Church, chiesa serba costruita sottoterra

Non perdetevi questi scenari da cartolina a pochi chilometri a nord della città.

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The Breakaways

The Breakaways sono una zona di bellezze naturalistiche che non vi possono deludere, ci sono panorami su colline dalle sfumature rosse, rosa, bianche e nere, contornate da valli desertiche e paesaggi lunari, fiori gialli che contrastano con il rosso acceso delle rocce e del suolo.

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The Breakaways, Salt and Pepper

Una strada sterrata segue un cerchio che percorre interamente la zona; in auto si guida facilmente raggiungendo punti panoramici segnalati chiaramente sulla strada: non fatevi scoraggiare dal primo paio di chilometri durante i quali vi sembrerà che la vostra vettura sia prossima a perdere la marmitta da un momento all’altro….non è tutta così la strada fidatevi 🙂

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Famose sono le due piccole montagne chiamate “Salt and Pepper” (sale e pepe), una di colore rosso e una di colore bianco. Inoltre la pianura dall’aspetto lunare usata anche nel film australiano “Mad Max Thunderstorm” e di nuovo nell’ultimo Mad Max uscito al cinema da poco.

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Fermatevi al noto “Dog Fence” (recinto per cani). Il Dog Fence è la più lunga recinzione del mondo e si estende per 5300 chilometri attraversando più stati australiani. Come suggerisce il nome, questa barriera fu  costruita per mantenere i capi di bestiame allevati in queste aree sicuri, specialmente le pecore che in passato venivano frequentemente attaccate dai locali Dingo, i cani selvatici nativi dell’Australia.

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Dog Fence

The Breakaways è senza alcun dubbio la parte che ho preferito qui a Coober Pedy e non perdetevi il tramonto, una meraviglia su queste valli plasmate da sole e vento.

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L’Outback è appena iniziato e ho ancora centinaia di chilometri da percorrere nei prossimi giorni attraversando queste zone remote di un paese che non smette di stupirmi.

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Uluru, la famosa montagna rossa nel deserto australiano è sempre più vicina ed è giunto il  momento di ripartire, rincorrendo un altro dei miei sogni racchiuso in questo misterioso e sacro monolite.

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On the road again

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: Great Ocean Road, Victoria

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La strada da Melbourne al mio prossimo stop non è tanta, circa un’ora e mezza di comoda autostrada per arrivare alla capitale australiana del surf: Torquay.

Mi fermo soprattutto per godermi la mattinata di sole che sembra un evento così raro al momento e per fare una passeggiata sulla scogliera che prosegue fino a perdita d’occhio e dalla quale spero di scovare qualche spruzzo insolito nell’acqua, segnale certo della presenza di balene. E’ infatti il periodo di migrazione per questi immensi mammiferi che si spostano dall’antartico verso le regioni del nord più calde. E’ durante questi mesi che lungo la costa sud dell’Australia è ricorrente avvistare balene a largo. Io non ho fortuna a Torquay e mi rimetto in auto proseguendo verso sud ovest.

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Faccio inoltre tappa in altri piccoli paesi cercando di avere più fortuna nella mia ricerca delle balene: passo Lorne e in seguito Apollo Bay dopo la quale decido di fermarmi nuovamente per dare un’occhiata intorno.

Sono a Shelly Beach, in una zona di boschi stupendi adiacenti all’oceano. I boschi sono costituiti da alberi di eucalipto, come è noto i preferiti dai koala. Quest’area, insieme a Kennet River e il Great Otway National Park sono risaputi per avere un’estesa popolazione di questi simpatici e paffuti marsupiali, facili da scovare in libertà.

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Sapendo ciò, mi inoltro nelle foreste percorrendo una passeggiata circolare di cinque chilometri, non ho avvistato balene, spero almeno di vedere qualche koala a questo punto!

Non molto tempo dopo aver intrapreso la camminata e facendo ben attenzione di essere il più silenziosa possibile, sento il tipico richiamo del maschio di koala poco distante da me, è decisamente un suono inquietante che tutto si potrebbe dire eccetto che venga da un animaletto così dolce e carino!

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La fortuna questa volta mi sorride e scovo il primo koala tra la vegetazione intento a reclamare e segnalare il proprio territorio e che probabilmente distratto da questo arduo compito, non nota la mia presenzia a circa due metri di distanza. Io mi trovo sul sentiero e ci rimango, non voglio spaventarlo ma lui appena mi vede comincia a correre (a correre! Non scherzo!) e si arrampica su un albero cercando di sfuggire al pericolo. Purtroppo però la sue scelta non ricade sulla pianta giusta e il povero koala si ritrova su un cespuglio di circa due metri d’altezza senza altre vie di salvezza intorno…..devo ammettere che è una scena buffa, povero, si guarda intorno, poi guarda me e i miei movimenti (io sono immobile accovacciata al suolo per non spaventarlo di più), poi si riguarda intorno annaspando per trovare un appiglio per arrampicarsi più in alto ma nulla da fare….

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Proseguo il cammino ridendo fra me e me e dopo alcune centinaia di metri ecco che ne vedo un altro questa volta sul mio sentiero, anche lui intento a reclamare il territorio con il suo richiamo e ancora una volta il koala non si accorge di me. Si volta, mi vede e comincia una buffa ed impacciata corsetta verso l’albero più vicino. Questa volta la scelta è quella giusta e il piccolo grigio marsupiale si arrampica velocemente ed agilmente sul tronco di questo altissimo eucalipto fermandosi a metà e lanciandomi un’occhiata e un cenno della testa come per dire di andarmene….ed in fretta.

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Lasciata la foresta di Shelly Beach decido di fare tappa nella punta sud del Great Otway National Park dove si trova il faro più importante d’Australia, commissionato dopo anni di disastrosi naufragi sulle coste del sud Australia. Le zone circostanti sono magnifiche, con foreste, campi e questo oceano di un blu intenso e dalla forza distruttiva.

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Visito il sito del faro dove inoltre sorge una sede del telegrafo, una stazione radar, torri di avvistamento della prima e seconda guerra mondiale ed un centro aborigeno con alcune opere d’arte.

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E’ possibile salire in cima al faro tramite una ripida scalinata a chiocciola ed uscire sulla piattaforma smaltata di rosso che circonda la struttura e godersi così un panorama mozzafiato tra vento e vertigini.

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Il giorno che tanto attendo da anni è arrivato, è una settimana che controllo costantemente il meteo per poter arrivare con il sole ai 12 Apostoli e godermi il panorama che tanto mi girava nella mente senza più solo sognarlo.

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

E’ una mattina incantevole, il cielo è di un azzurro scuro e il sole è appena sorto dietro le colline vicine al sito dove si trovano i 12 Apostoli e io mi sento come una bambina in un negozio di dolci. Nervosa ed eccitata di poter finalmente vederli con i miei occhi, corro per raggiungere Gibson Steps, una scalinata che porta alla spiaggia sottostante dalla quale si possono ammirare i primi due degli 8 giganti rimasti.

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

Per chi non lo sapesse i famosi 12 Apostoli (Twelve Apostles in lingua originale) sono massicci di roccia chiamata Limestone. E’ la loro vicinanza uno all’altro che ha dato loro il nome di 12 Apostoli e ha reso questo sito una famosa attrazione turistica mondiale.

Due degli Apostoli al tramonto

Due degli Apostoli al tramonto

Queste gigantesche rocce sono il frutto dell’erosione provocata dalle forti acque dell’oceano sul quale sorge la costa settentrionale dell’Australia. La forza delle onde ha lentamente consumato la fragile Limestone lasciando solamente i frammenti che ancora si ergono in piedi. Il nono apostolo crollò nel 2005 lasciandone solo otto ad attrarre migliaia di turisti all’anno. Questa volta io sono una di loro!

Loch Ard Gorge

Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

Non ci sono però solo i Twelve Apostles nella zona, si può facilmente rimanere nei paraggi tutto il giorno (come ho fatto io), aspettando la luce affascinante del tramonto per scattare foto molto più interessanti.

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Cominciando da Gibson Steps come prima tappa ci si può poi spostare verso ovest continuando a seguire la Great Ocean Road e fermandosi ai vari siti turistici poco distanti tra loro.

London Bridge

London Bridge

Dopo i dodici apostoli:

Loch Ard Gorge

London Bridge

The arch

Bay of Island

The Grotto

Razorback

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Razorback

Island Arch

Bay of Island

La giornata giunge al termine, e dopo decine di foto scattate con un tramonto da lasciare senza fiato, emozionata mi rimetto in viaggio continuando sulla Great Ocean Road fermandomi un paio di volte lungo la strada che mi porta ad Adelaide.

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Un amico mi suggerì qualche settimana fa di fare uno stop in uno storico paesino di pescatori chiamato Port Fairy. Non lo deludo e trascorro qui una mattinata interessante tra passeggiate al porto e foto ad edifici caratteristici coloniali vittoriani.

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Port Fairy

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Port Fairy

Continuando si arriva a Portland, famosa meta per l’avvistamento delle balene ( che ancora una volta io non trovo!). Da qui si può prendere una strada che porta a sud in una piccola penisola chiamata Cape Bridgewater.

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Parcheggiata l’auto c’è un percorso a piedi di quattro chilometri da fare, tra colline, boschi, mucche e pecore che termina in cima ad una scogliera dalla quale si ammira una colonia di foche in natura. Le si vede da lontano ma è buffo vedere come giocano tra di loro saltando tra le onde mentre cacciano.

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Poco distante da qui un altro stop da fare è in un punto molto arido ed esposto al vento della piccola penisola nel quale sorge un’immensa Wind Farm (fattoria del vento).

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Ci sono alti mulini a tre pale che girano silenziosamente sparsi per le colline circostanti. Il loro colore bianco contrasta incredibilmente con il suolo rosso sottostante creando un’atmosfera un po’ surreale.

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La mattina seguente arrivo a Mount Grampier dopo aver superato il confine ed essere entrata nello stato del South Australia.

Mount Grampier è diventata una delle mie mete preferite in Australia….è una cittadina stupenda, piena di carattere, bellezze naturali sparse per il territorio e tutte le comodità che una grande città offre.

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Le due cose che più mi hanno affascinato sono Cave Garden e Blue Lake.

Cave Garden è una grande cavità nella roccia, una grotta circolare profonda qualche decina di metri nella quale sorge un giardino con piante, fiori ed edere che pendono dai bordi della roccia. Quello che rende questo posto un punto cardine del paese è che questa grotta verde giace nel centro città. Dalla piattaforma sulla grotta si gode una sensazione di pace che sembra incredibile se si pensa dove è localizzata.

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Il Blue Lake o lago blu è letteralmente un lago che sorge nel cratere di un antico vulcano spento e che è ora diventato la sorgente acquifera che soddisfa l’intera città. L’acqua del lago è appunto blu e questo è dovuto a particolari minerali che vi disciolti e che danno al Blue Lake questa particolare colorazione.

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Dopo una giornata qui a Mount Grampier, una doccia calda (finalmente) e una lavatrice di biancheria d’emergenza riparto e questa volta mi attende un’altra capitale australiana: Adelaide.

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On the road again, l’Outback si avvicina!

SOLO WOMAN ROAD TRIP: Melbourne – Victoria

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Vista su Southbank e sul fiume Yarra

Arrivo a Melbourne di pomeriggio accompagnata da nubi e pioggia, ma che sorpresa!

Tramite un amico trovo una coppia di signori, lui di origine italiana e lei australiana, che mi ospiterà nella loro casa a Clifton Hill, un quartiere a circa 4,5 chilometri dal centro. Il sole splende per un po’ quindi trascorro le giornate a camminare in lungo e in largo per il centro, addentrandomi in ogni vicoletto nascosto tra questi edifici che sembrano uno incollato all’altro, lasciando uno spazio nel quale sembra complicato anche passeggiare.

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Cinatown

Melbourne è conosciuta un po’ come la Londra australiana ed in parte concordo; è grazie alla sua atmosfera artistica, culturale e “street” che è diventata una metropoli icona di questo paese. Una città che nonostante sia molto grande, ha una multiculturalità da ammirare, edifici storici come case di stile vittoriano incastonati come antiche gemme in palazzi di vetro moderni.

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Particolare e da non perdere è sicuramente Cina Town, nel bel mezzo di Melbourne. Un salto in Asia mentre si passeggia tra queste vie impregnate di odori, con insegne in lingua originale che non mi passa nemmeno per la mente di capirne il significato che spuntano una dietro l’altra come accavallandosi per accaparrarsi il posto migliore ed attirare i turisti.

Il tram gratuito che percorre un giro circolare intorno al centro di Melbourne.

Il tram gratuito che percorre un giro circolare intorno al centro di Melbourne.

Ci sono angoli che bisogna scovare, ed è questo che mi ha affascinato di più: certo che si ha la mappa dettagliata presa al Visitor Centre in Federation Square, e la giri e rigiri cercando di trovare quella particolare strada nella quale non sei stato, ma quando cammini per queste vie ricolme di colori e persone e piccoli caffè, ristoranti, ti volti e ti ritrovi davanti un quadro particolarmente pieno di dettagli tutti da ammirare e fotografare (per i maniaci come me…e qualche altro asiatico intorno!).

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Veduta di St. Paul’s Cathedral dalla stazione di Flinders Street

Ma tutti coloro che sono stati a Melbourne almeno una volta sanno cosa richiama turisti e artisti da tutto il mondo…i graffiti. Queste mastodontiche opere d’arte, che ancora non mi è chiaro come possano essere realizzate in maniera così accurata nella prospettiva visto la grandezza del “canvas” sulle quali vengono dipinte, sono decisamente quello che forma il carattere di Melbourne. La “street culture” è molto attiva, lo si percepisce costantemente ed ovunque, anche nei quartieri non centrali ma leggermente in periferia.

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I murales tappezzano edifici a volte parzialmente ma altre volte quasi interamente, immagini di una bellezza incredibile, con dettagli assolutamente perfetti, colori amalgamati da artisti che senza dubbio sanno il fatto loro. Ci si può perdere per ore ed ore (come la sottoscritta!) in giro a ricercare questi graffiti. E la cosa interessante è che qui i graffiti sono considerati opere d’arte e il comune mette a disposizione le aree e commissiona i lavori ad artisti locali e non.

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Queste sono le vie nelle quali io personalmente ho trovato le opere più belle:

Johnson Street (che prosegue e diventa Elgin Street. Nei pressi trovate Little Italy che è su Lygon Street)
Union Lane
Hosier Lane
Acdc Lane
Croft Alley

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Uno degli spettacolari graffiti in Johnson Street

Per una panoramica assolutamente mozzafiato dell’intera Melbourne e periferia, soprattutto se il tempo lo permette, recatevi all’Eureka Skydeck 88 nella zona di Southbank. Questo è il grattacielo con vista più alto dell’emisfero sud. Acquistate il biglietto al piano terra per 19.50 dollari e salite al livello 88 dal quale vi potrete godere un panorama d’effetto e vi renderete conto della vita notturna che popola questa città.

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Notte su Melbourne, veduta dal piano 88 dell’Eureka Skydeck 88

Un altro punto panoramico ma questa volta naturale è dalla sommità della piccola collina che sorge nel parco che circonda Clifton Hill chiamato Yarra Bend Park, l’alba è decisamente il momento migliore per godersi la vista della città con una luce calda e perfetta per scattare foto.

Piacevole per una lunga passeggiata in riva al fiume è la zona a sud est, nel Melbourne Park. Percorrendo il sentiero che conduce poi al Royal Botanic Garden arriverete ad un punto leggermente elevato dei giardini nel quale sorgono le “Bells”, ovvero le campane.

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Le Bells e la loro musica

Queste sono letteralmente campane ma erette su pilastri in metallo, hanno differenti misure e sono poste a differenti altezze. Ognuna di esse produce un suono differente dalle altre e seguendo note in successione il loro suono forma una musica che io definirei quasi magica. Mi hanno incantata e come me anche tanti altri passanti…

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Sede del Parlamento del Victoria

Passando alla cultura, fate visita alla State Library of Victoria, la libreria storica con accesso libero fino all’ultimo piano dal quale si ammira la possente e sofisticata struttura dalla base con scrivanie e logge per lo studio e la lettura, fino al soffitto decorato con una cupola magnifica.

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Interno della libreria di Stato

Il Melbourne Museum deve essere sulla vostra lista dei “fare” per Melbourne. Mi ha stupito, poiché i musei di Brisbane e Sydney non mi hanno entusiasmato per nulla, mentre ho avuto una piacevole sorpresa nel constatare che invece questo è estremamente interessante. Suddiviso tra storia naturale, scienza, tecnologia, storia….il tutto ben curato e reso facilmente fruibile da chiunque, ma come sempre bambini friendly 🙂

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Si perchè come notai quando giunsi in Australia a Novembre 2013, tutta la gioventù, i bambini e i ragazzi che sono appunto considerati il vero futuro di questo paese, coloro che prenderanno in mano le redini della società, ricoprono un posto molto importante nelle priorità governative e sociali in genere.

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Un altro stupendo murales in Johnson Street

La famiglia è la struttura portante di questo paese così giovane storicamente (storia europea intendo) ma che in pochi anni ha raggiunto livelli invidiabili di qualità della vita rispetto al resto del mondo….e non mi sorprende il perché.

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Graffiti in Hosier Lane

Lascio Melbourne con ricordi stupendi di volti, culture, usanze, arte e benessere, e come oramai sono solita, portandomi dietro tanta pioggia nel mio Solo Woman Road Trip che continua in Victoria verso ovest e la Great Ocean Road

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Solo Woman Road Trip: Blue Mountains, Katoomba e Jenolan Caves, NSW

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Questa settimana a Sydney è arrivata alla fine, troppo in fretta come sempre quando si trascorre tempo in vacanza.

Tempo di spostarsi dalla costa per la prima volta durante il Solo Woman Road Trip. La meta è Katoomba, una cittadina a circa un’ora e mezza ad ovest di Sydney che si trova sulle Blue Mountains (montagne blu). Katoomba è una località piuttosto nota intorno a Sydney e forse intorno all’Australia in generale, quindi turistica specialmente durante il weekend. Ricordo che qui in Australia non si va a scuola il sabato, fatto che lascia l’intero fine settimana da trascorrere in famiglia.

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Panoramica sulle Three Sisters

E’ autunno in questo momento ma il clima è comunque estremamente piacevole durante il giorno e fresco durante la notte.

Il punto più famoso dell’area di Katoomba, e forse l’unico motivo davvero valido per il quale si visita la città è certamente Echo Point, un punto panoramico dal quale è possibile ammirare  la maestosità delle Three Sisters (tre sorelle); Three Sisters è un gruppo di tre alti picchi rocciosi che giacciono uno accanto all’altro (un po’ come mini Dolomiti!) a lato di una montagna e dei quali si ha una vista più che soddisfacente dall’Eco Point. Purtroppo al momento le Giant Stairs (grandi scale), ovvero il sentiero che porta nella parte inferiore della valle e dal quale si ammirano le Tre Sorelle dal basso in tutta la loro imponenza è chiuso ancora per qualche mese.

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Ci sono comunque tante camminate nei boschi da fare e se avete 35 dollari avanzati nel portafoglio potete andare al Scenic World, un’attrazione poco distante da Echo Point che mette a disposizione dei turisti un treno e due funivie che attraversano le valli rimanendo appunto sospesi e quindi offrendo un diverso ed eccitante punto di vista sulle Blue Mountains.

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Una delle funivie dello Scenic World

Bene, Blue Mountains, vi state chiedendo se queste montagne sono effettivamente blu? Beh, non proprio ma l’impressione è quella.

Il nome deriva da un fatto curioso ma totalmente scientifico.
Queste montagne sono ricoperte da foreste di eucalipto, chiamato anche gum tree che per chi non lo sapesse è il cibo degli amati koala. Nel caldo sole australiano queste piante rilasciano una leggera nebbiolina formata da olio essenziale di eucalipto. Questa nebbiolina riflette la luce blu dello spettro solare che da quell’effetto visivo dal quale queste montagne prendono il nome.

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Maple park, Katoomba

Da Katoomba mi sposto ancora più all’interno, a mezz’ora di macchina verso sud ovest arrivo alle Jenolan Caves.

Le Jenolan Caves sono una rete di grotte molto estesa che segue il corso sotterraneo del fiume Jenolan e la sua età di 340 milioni di anni ne fa il complesso di grotte più antico del mondo e uno dei più affascinanti. Questa meraviglia della natura è compresa in un’area di 3.083 ettari, con oltre 40 chilometri di passaggi su più livelli e oltre 300 entrate…e il complesso delle grotte è ancora in fase di esplorazione.

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Le grotte erano note alle popolazioni aborigene da centinaia di anni e venivano chiamate “Binoomea” ovvero “luoghi bui, scuri”. Solo nel 1884 venne adottato il nome Jenolan (alta montagna) Caves.

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La storia ufficiale della scoperta di queste grotte da parte di europei comincia nel 1838 con James Whalan ma in verità, seguendo la storia non ufficiale bisogna andare indietro ancora qualche anno poiché fu un ex carcerato, James McKeown il primo europeo ad entrare nelle grotte. Dopo essere evaso di galera quest’uomo trovò rifugio nei bui cunicoli delle Jenolan Caves e le usò come nascondiglio.

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Rimango due giorni nel parcheggio chiamato CARPARK N.2, quello più alto e distante dalle grotte ma che mi regala infinita tranquillità e tanti incontri con la natura….ragni compresi! per chi viaggia come me e usa la propria auto come “casa mobile” questo parcheggio è perfetto. I bagni rimangono aperti 24/24 e all’interno c’è la doccia calda!!! Non vi dico che sogno è stato dopo aver camminato tra i boschi tutto il giorno, la cosiddetta “manna dal cielo”!

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Le grotte aperte al normale pubblico sono 10 più esistono alcuni tour notturni o avventurosi durante i quali si vestono i panni di esploratore e ci si cala nei passaggi stretti e bui con corde e torcia sulla testa proprio come i prime esploratori! Peccato questo tipo di tour non sia sempre attivo ma sia disponibile solamente durante il fine settimana e le vacanze scolastiche.

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Hotel e ufficio biglietti appena entrati alle grotte

L’ingresso di ogni tour è a pagamento e a seconda di quello che scegliete il prezzo varia. Ci sono tre tipologie di grotte con diversa complessità e il prezzo dunque varia in tre fasce.

$ 32 – $ 38 – $ 45

Quando comunque acquistate uno dei tour, il secondo è a metà prezzo, motivo per il quale ne ho fatti due in un giorno! Io ho scelto Diamond e Orient Cave: Io personalmente rimango affascinata dalle grotte in generale ricordandomi di quando andai alle Grotte di Frasassi in Italia anni fa. Mi stregarono. L’Australia con queste Jenolan Caves non è da meno, imponenti e di una complessità e delicatezza incredibile mi hanno stregato nuovamente. La guida che accompagna durante i tour ai quali ho partecipato non ha fatto altro che contribuire all’esperienza facendola diventare ancora migliore.

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Il Blue Lake accanto alle grotte. Sono i minerali contenuti nelle rocce che donano questo colore blu all’acqua.

La cosa più particolare in assoluto e che mi ha da un misto di sensazioni come ammirazione, timore, senso di inferiorità, curiosità, è nel momento in cui nel bel mezzo di un’ampia parte delle grotte che si apre davanti all’intero gruppo la guida dice che avrebbe spento ogni luce e che in questo modo avremmo sperimentato sulla nostra pelle il profondo buio che c’era all’interno dei cunicoli quando il primo esploratore si calò in questi luoghi nelle viscere della terra. Parliamo dei primi del ‘900 ed allora esistevano solo le candele a guidare queste donne e uomini coraggiosi nella loro impresa…così la guida spegne ogni fonte di illuminazione e dopo un paio di minuti lasciati a noi turisti per immergerci nell’atmosfera cupa e concentrarsi sui rumori intorno, accende un fiammifero e noi del gruppo ci rendiamo improvvisamente conto della difficoltà che fu l’impresa  dietro la scoperta delle Jenolan Caves.

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La passione di queste persone nel loro lavoro è ammirevole e la loro dedizione alla conservazione di un bene naturale così prezioso è solo da apprezzare.

Se siete in Australia, insieme alla Great Ocean Road, Uluru, Whitsundays e altre mete naturalistiche da vedere assolutamente, inserite le Jenolan Caves alla lista!

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