SOLO WOMAN ROAD TRIP: Uluru e Kata Tjuta, Australia Outback – Northern Territory

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Uluru

Curva dopo curva, chilometro dopo chilometro mi avvicino al centro dell’Australia denominato Outback.

La chiamano “Red Centre Way”, la via del centro rosso quella strada che porta ad Uluru ma non solo….e da dove prende il nome è palese.

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La strada è lunga, l’asfalto è caldo ed emana un vapore che assomiglia ad un lontano miraggio.

Dune di una sabbia così rossa che acceca e così fine che quando la tocchi la tua pelle si macchia di arancio. Ci sono cespugli di un colore grigio bluastro sparsi sul terreno come pallini a pois su una camicia rossa anni ’50; alberi che si stagliano magri sul suolo, quasi senza foglie con la corteccia liscia e bianchissima; camminando in queste distese si incontrano valli e antichi letti di fiumi oramai senz’acqua.

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Nonostante questa sia considerata zona desertica ed il paesaggio è senza dubbio arido, la vita è ben presenta ed adattata perfettamente alle condizioni climatiche difficili e se si pone abbastanza attenzione diventa chiaro che animali e piante qui nell’Outback australiano sono una presenza importante.

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Non solo canguri, ma inoltre emu, dingo, cammelli, wallabi, serpenti, cavalli, scorpioni, lucertole, aquile…

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Anni spesi a sognare questo posto, arrivo finalmente ad Uluru. L’emozione è grande, le lacrime non possono fare altro che scendere sulle guance mentre ce l’ho davanti ai miei occhi….è lì, immensamente grande, possente, fiero e circondato da un’aura magica e soprattutto non delude le mie aspettative che ho inutilmente cercato di mantenere basse durante i mesi passati mentre lentamente mi avvicinavo.

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Mount Conner

Uluru, il vero ed originale nome di questa montagna nel deserto australiano (o come denominato dai bianchi “Ayers Rock”), sorge in quello che ora è il parco nazionale Uluru-Kata Tjuta National Park e per entrare bisogna comprare un pass al costo di $ 25 per veicolo e valido per tre giorni. Si ha così accesso non solo al sito di Uluru ma anche a quello di Kata Tjuta, un complesso di montagne fatte della stessa roccia di cui è composto Uluru (sandstone) e che si elevano dal terreno in forme cilindriche piuttosto inconsuete, seguendo diverse direzioni, il loro nome aborigeno significa appunto “many heads” ovvero tante teste e la descrizione è a mio parere perfetta!

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Le “tante teste” che formano Kata Tjuta

Anche Kata Tjuta è meta di numerosi turisti durante l’anno, anche se molto meno sponsorizzato di Uluru ma credetemi altrettanto spettacolare. L’alba ed il tramonto visti in entrambi i siti sono imperdibili e piuttosto facili da osservare grazie ai parcheggi costruiti in determinate zone considerate le migliori per assistere a questi due speciali momenti della giornata; l’unico problema? Dovete svegliarvi presto e quindi uscire prima del sorgere del sole con temperature che arrivano anche sotto zero.

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Uluru al tramonto

Quello che attrae il turista è certamente la spettacolarità regalata dal cambiamento di sfumature sulla roccia di Uluru e Kata Tjuta, fenomeno che è in realtà dovuto non alla composizione chimica della roccia stessa ma piuttosto dall’atmosfera terrestre e dai raggi solari che la attraversano venendo riflessi in modo diverso dalla superficie delle montagne e donando graduazioni di un rosso quasi accecante durante il tramonto, un delicato rosa all’alba, inoltre arancio, viola, bluastro e marrone.

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Voglio evitare di cadere nello stereotipo del “turista medio” che si reca ad Uluru solo per tramonto, alba ed arrampicata sulla cima della montagna; voglio viverla quest’energia che sembra permeare ogni roccia, albero, cespuglio che circonda e crea questo luogo mistico. Sarà che ho immaginato e sognato di venire qui per tanto tempo e forse la mie aspettative sono cresciute ad ogni chilometro percorso per arrivare qui e percepisco questi luoghi sacri come mistici, così antichi che la memoria dell’uomo sarebbe andata persa se non fosse per le storie passate di persona a persona tramite i racconti all’interno della tribù aborigena Anangu.

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Uluru è considerato il più grande monolite al mondo e nonostante la sua elevazione dal terreno sia di 348 metri, sotto la superficie del suolo ne risiede il resto: geologi sostengono appunto che la maggiorparte di questa formazione rocciosa si estenda per centinaia di metri sottoterra. La circonferenza di Uluru è di 9.4 km intorno alla quale è stato creato un percorso, una facile camminata che guida i visitatori alla scoperta di questo sito aborigeno sacro alla popolazione Anangu, la tribù che originariamente risiedeva qui e che ancora celebra i propri riti sacri tra le rocce ed insenature di Uluru, in dovere di proteggere questa zona dalle minacce e mantenerne la sacralità e fertilità, mantenendo viva una tradizione di almeno 20.000 anni legata al tempo dei sogni “Dreamtime” durante il quale l’universo fu creato.

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Arte rupestre aborigena

Ci sono pannelli informativi posti in determinati luoghi del percorso con preziose ed interessanti informazioni sulla storia aborigena di Uluru e degli Anangu; sono descritte le storie e miti provenienti dal Dreamtime e dalla cultura madre di questa terra: inoltre geologia, flora e fauna presenti in queste zone.

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Durante la camminata si arriva in luoghi stupendi come, credeteci o no, un piccolo lago che sorge in un’insenatura della roccia e che è frutto delle copiose piogge che a volte si abbattono qui. L’acqua sulla cima di Uluru scende e crea una cascata che con il passare del tempo ha lasciato una larga macchia nera sulla roccia e che è composta da organismi come alghe e funghi. Queste striature sono comuni sulla superficie di Uluru e Kata Tjuta e testimoniano la presenza di acqua che richiama oggi come allora canguri, dingo ed emu.

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Segno lasciato dall’acqua che forma la cascata nella piccola oasi in un’insenatura di Uluru

Gli aborigeni cacciavano questi animali in modo saggio e mantenendo un equilibrio naturale, uccidendo solo quello che serviva alla tribù, cercando di non spaventare gli altri animali così da farli ritornare negli stessi luoghi senza timore.

Dipinti di queste scene di caccia e del tempo del Dreamtime sono ancora presenti, venivano usati dagli anziani ed adulti per insegnare e tramandare conoscenza ai più giovani. Questi siti sono ora conservati lontano dalle mani curiose dei turisti anche se purtroppo molto spesso alcuni se ne infischiano e sorpassano le recinzioni pur di scattare una foto all’arte rupestre e farsi qualche selfie…

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Turisti che procedono con l’arrampicata su Uluru

Molti turisti decidono inoltre di fare l’arrampicata per raggiungere la cima di Uluru, nonostante questa pratica vada contro la tradizione aborigena degli Anangu. Ci sono cartelli lungo il percorso e alla base dell’arrampicata scritti in diverse lingue che invitano i turisti a non farla in segno di rispetto per questi luoghi sacri ma purtroppo questo “fin troppo gentile” invito non smuove le coscienze di tutti e tanti decidono di procedere in ogni caso.

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Cartello sul quale è chiesto gentilmente ed in diverse lingue di evitare l’arrampicata

Negli anni ’50/’60 Uluru cominciò a diventare meta turistica grazie all’accesso al sito tramite una strada sterrata e alla costruzione di un motel. Bus e jeep cominciarono ad arrivare sempre più numerosi con turisti da tutto il mondo. Fu costruita questa arrampicata che tutt’ora risale il lato meno ripido della montagna, con pali in metallo fissati al terreno e catene che permettono una salita meno rischiosa.

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Circa 35 persone sono morte nell’intento di raggiungere la cima, spinte dal forte vento o stroncate da attacco di cuore…tutto ciò non è servito a persuadere turisti ad evitare l’arrampicata ed è chiaro che fino a che questa non verrà chiusa, persone continueranno ad infrangere il volere degli Anangu e violare la sacralità di Uluru solo per godersi un bel panorama.

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Camminando in Kata Tjuta

La mia opinione su questo è molto forte, il percorso per la cima va chiuso, i pali e le catene rimossi, no discussioni, no se o ma…a volte il rispetto deve andare oltre ciò che crediamo non importante per noi.

Fortunatamente qui in Australia ho notato che la cultura aborigena è protetta e lo sta diventando sempre di più nonostante i forti contrasti e problematiche che ancora sono prominenti tra bianchi ed aborigeni.

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Anche il sito di Kata Tjuta è luogo sacro ed allo stesso tempo un’incredibile bellezza della natura che è possibile ammirare percorrendo il sentiero che porta intorno a queste strane montagne dalla forma di giganteschi bruchi che fuoriescono dal terreno in diverse angolature (questa la mia immagine personale!) o con la forma di tante teste, per mantenere la descrizione aborigena originale.

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Queste 36 formazioni rocciose sono il frutto di erosione, come accadde per Uluru, e coprono una superficie di circa 22 km quadrati: la cima più alta è 546 metri.

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Anche qui in Kata Tjuta è presente una fonte d’acqua racchiusa in una gola tra due alte pareti rocciose: il flusso di un piccolo fiume che scorre quando piove rende questo luogo una zona verde con cespugli ed alberi e luogo di rifugio per wallabi, canguri, dingo, lucertole ed altri animali che vivono nell’area.

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Personalmente ho trovato entrambi Uluru e Kata Tjuta estremamente interessanti, impregnati di cultura ed energia e grazie ai quali si gode della vista di paesaggi e colori non comuni.

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Tramonto dietro Uluru

La mia esperienza in questi luoghi è arricchita da una visita di un paio di ore al centro culturale che sorge non distante dal sito di Uluru e nel quale è esposta cultura ed arte aborigena, con documenti, scritti, video e dipinti che regalano un quadro più chiaro delle origini sacre e della spiritualità che ne fanno parte.

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Emozionata lascio il parco nazionale, rimettendomi alla giuda ed allontanandomi da quello che è stato un evento importante nella mia vita, che mi ha in qualche modo cambiata dentro e che spero mi renderà una persona migliore, con ancora più rispetto per le altre culture così nettamente differenti dalla mia, permettendomi di guardare ciò che mi circonda con occhi diversi, più attenti, curiosi e consapevoli.

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: Melbourne – Victoria

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Vista su Southbank e sul fiume Yarra

Arrivo a Melbourne di pomeriggio accompagnata da nubi e pioggia, ma che sorpresa!

Tramite un amico trovo una coppia di signori, lui di origine italiana e lei australiana, che mi ospiterà nella loro casa a Clifton Hill, un quartiere a circa 4,5 chilometri dal centro. Il sole splende per un po’ quindi trascorro le giornate a camminare in lungo e in largo per il centro, addentrandomi in ogni vicoletto nascosto tra questi edifici che sembrano uno incollato all’altro, lasciando uno spazio nel quale sembra complicato anche passeggiare.

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Cinatown

Melbourne è conosciuta un po’ come la Londra australiana ed in parte concordo; è grazie alla sua atmosfera artistica, culturale e “street” che è diventata una metropoli icona di questo paese. Una città che nonostante sia molto grande, ha una multiculturalità da ammirare, edifici storici come case di stile vittoriano incastonati come antiche gemme in palazzi di vetro moderni.

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Particolare e da non perdere è sicuramente Cina Town, nel bel mezzo di Melbourne. Un salto in Asia mentre si passeggia tra queste vie impregnate di odori, con insegne in lingua originale che non mi passa nemmeno per la mente di capirne il significato che spuntano una dietro l’altra come accavallandosi per accaparrarsi il posto migliore ed attirare i turisti.

Il tram gratuito che percorre un giro circolare intorno al centro di Melbourne.

Il tram gratuito che percorre un giro circolare intorno al centro di Melbourne.

Ci sono angoli che bisogna scovare, ed è questo che mi ha affascinato di più: certo che si ha la mappa dettagliata presa al Visitor Centre in Federation Square, e la giri e rigiri cercando di trovare quella particolare strada nella quale non sei stato, ma quando cammini per queste vie ricolme di colori e persone e piccoli caffè, ristoranti, ti volti e ti ritrovi davanti un quadro particolarmente pieno di dettagli tutti da ammirare e fotografare (per i maniaci come me…e qualche altro asiatico intorno!).

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Veduta di St. Paul’s Cathedral dalla stazione di Flinders Street

Ma tutti coloro che sono stati a Melbourne almeno una volta sanno cosa richiama turisti e artisti da tutto il mondo…i graffiti. Queste mastodontiche opere d’arte, che ancora non mi è chiaro come possano essere realizzate in maniera così accurata nella prospettiva visto la grandezza del “canvas” sulle quali vengono dipinte, sono decisamente quello che forma il carattere di Melbourne. La “street culture” è molto attiva, lo si percepisce costantemente ed ovunque, anche nei quartieri non centrali ma leggermente in periferia.

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I murales tappezzano edifici a volte parzialmente ma altre volte quasi interamente, immagini di una bellezza incredibile, con dettagli assolutamente perfetti, colori amalgamati da artisti che senza dubbio sanno il fatto loro. Ci si può perdere per ore ed ore (come la sottoscritta!) in giro a ricercare questi graffiti. E la cosa interessante è che qui i graffiti sono considerati opere d’arte e il comune mette a disposizione le aree e commissiona i lavori ad artisti locali e non.

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Queste sono le vie nelle quali io personalmente ho trovato le opere più belle:

Johnson Street (che prosegue e diventa Elgin Street. Nei pressi trovate Little Italy che è su Lygon Street)
Union Lane
Hosier Lane
Acdc Lane
Croft Alley

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Uno degli spettacolari graffiti in Johnson Street

Per una panoramica assolutamente mozzafiato dell’intera Melbourne e periferia, soprattutto se il tempo lo permette, recatevi all’Eureka Skydeck 88 nella zona di Southbank. Questo è il grattacielo con vista più alto dell’emisfero sud. Acquistate il biglietto al piano terra per 19.50 dollari e salite al livello 88 dal quale vi potrete godere un panorama d’effetto e vi renderete conto della vita notturna che popola questa città.

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Notte su Melbourne, veduta dal piano 88 dell’Eureka Skydeck 88

Un altro punto panoramico ma questa volta naturale è dalla sommità della piccola collina che sorge nel parco che circonda Clifton Hill chiamato Yarra Bend Park, l’alba è decisamente il momento migliore per godersi la vista della città con una luce calda e perfetta per scattare foto.

Piacevole per una lunga passeggiata in riva al fiume è la zona a sud est, nel Melbourne Park. Percorrendo il sentiero che conduce poi al Royal Botanic Garden arriverete ad un punto leggermente elevato dei giardini nel quale sorgono le “Bells”, ovvero le campane.

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Le Bells e la loro musica

Queste sono letteralmente campane ma erette su pilastri in metallo, hanno differenti misure e sono poste a differenti altezze. Ognuna di esse produce un suono differente dalle altre e seguendo note in successione il loro suono forma una musica che io definirei quasi magica. Mi hanno incantata e come me anche tanti altri passanti…

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Sede del Parlamento del Victoria

Passando alla cultura, fate visita alla State Library of Victoria, la libreria storica con accesso libero fino all’ultimo piano dal quale si ammira la possente e sofisticata struttura dalla base con scrivanie e logge per lo studio e la lettura, fino al soffitto decorato con una cupola magnifica.

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Interno della libreria di Stato

Il Melbourne Museum deve essere sulla vostra lista dei “fare” per Melbourne. Mi ha stupito, poiché i musei di Brisbane e Sydney non mi hanno entusiasmato per nulla, mentre ho avuto una piacevole sorpresa nel constatare che invece questo è estremamente interessante. Suddiviso tra storia naturale, scienza, tecnologia, storia….il tutto ben curato e reso facilmente fruibile da chiunque, ma come sempre bambini friendly 🙂

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Si perchè come notai quando giunsi in Australia a Novembre 2013, tutta la gioventù, i bambini e i ragazzi che sono appunto considerati il vero futuro di questo paese, coloro che prenderanno in mano le redini della società, ricoprono un posto molto importante nelle priorità governative e sociali in genere.

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Un altro stupendo murales in Johnson Street

La famiglia è la struttura portante di questo paese così giovane storicamente (storia europea intendo) ma che in pochi anni ha raggiunto livelli invidiabili di qualità della vita rispetto al resto del mondo….e non mi sorprende il perché.

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Graffiti in Hosier Lane

Lascio Melbourne con ricordi stupendi di volti, culture, usanze, arte e benessere, e come oramai sono solita, portandomi dietro tanta pioggia nel mio Solo Woman Road Trip che continua in Victoria verso ovest e la Great Ocean Road

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Solo Woman Road Trip: Kiama, NSW

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Lasciate le Blue Mountains mi dirigo di nuovo verso la costa, l’oceano mi manca soprattutto durante la notte quando il rumore delle onde risuona intorno come una ninnananna.

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Arrivo a Kiama, una cittadina che mi è stata suggerita da una coppia fantastica di ragazzi italiani Francesca e Marco 🙂 che conobbi a Sydney nel campeggio dove mi fermai per una settimana e che ringrazio infinitamente per le dritte!

Kiama è sicuramente un paese piacevole da visitare, piccolo, che si sviluppa ai lati della strada principale e che ha la fortuna di essere in una zona ricca di bellezze naturali e cose interessanti da vedere e fare.
Ma ciò che lo rende famoso è il BLOWHOLE (la traduzione in italiano è foro che spruzza) e si tratta dell’attrazione più nota nella zona.

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Il Blowhole è appunto una cavità negli scogli adiacenti all’oceano. Quando il vento e le maree creano la corrente giusta proveniente da una specifica direzione, l’acqua viene spinta con forza verso le rocce e quando passa attraverso questo foro viene proiettata in aria come una GEISER fino a raggiungere anche i 60 metri di altezza. Questo avvenimento è accompagnato da un forte rumore, un boato che la prima volta mi face venire la pelle d’oca!

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Devo attendere un paio di giorni per vedere questa bellezza della natura all’opera e aspettare appunto per la corrente giusta, ma alla fine ne vale decisamente la pena e ho la possibilità di esercitarmi con la mia macchina fotografica nello scatto di immagini ad alta velocità.

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Il FARO è proprio nello spiazzo appena prima della piattaforma dove c’è il Blowhole, un’altra attrazione di Kiama che è un piacere fotografare all’alba.

Se vi piace camminare non perdetevi il sentiero che da qui si dirige a nord e che vi porterà verso la spiaggia di KIAMA BEACH e che sale sul promontorio dal quale si ammira il panorama su tutta la zona sottostante.

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Non fermatevi!

Continuate la camminata e discendete lentamente verso la costa e ritrovatevi quasi improvvisamente immersi in un paesaggio lunare, marziano,  che comunque mi ricorda un film di Kuprick! Siete arrivati alle CATHEDRAL ROCKS.

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Il sito di Cathedral Rocks attira turisti sin dall’anno 1890 e la cosa non sorprende affatto poiché è facile venire attratti dalla sua insolita formazione rocciosa. Questi alti picchi sono formati da rocce vulcaniche che nonostante essere molto dure presentano tantissime giunture orizzontali. L’effetto dell’erosione di migliaia di anni ha lasciato queste colonne dalla forma squadrata e dal colore marrone intenso, un contrasto con il blu dell’oceano decisamente interessante e meraviglioso e che richiama l’attenzione di molti fotografi locali …. e non 🙂

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Lasciate la costa e dirigetevi verso l’interno percorrendo Old Saddleback Road nella quale si trovano questi muretti al lato della strada costruiti con rocce e che ricordano molto le campagne scozzesi ed inglesi.

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Il clima purtroppo non mi è favorevole e dopo 5 giorni trascorsi a Kiama nello stato del New South Wales, dopo aver conosciuto persone locali incredibilmente amichevoli e d’aiuto e dopo aver scovato una vite gigantesca conficcata nella ruota davanti destra della mia auto mi convinco che è il momento di ripartire continuando verso sud percorrendo la Princess Highway.

Stay tuned!

Solo Woman Road Trip: Coffs Harbour – Port Macquarie, NSW

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Port Macquarie è una gemma sulla costa est australiana.

Da Coffs Harbour si prosegue sulla Pacific Highway e dopo circa 2.5 ore e 165 chilometri, tra lavori in corso costanti si arriva in questa ridente cittadina che si affaccia sull’oceano Pacifico, dove trovare un parcheggio livellato sembra un’impresa ciclopica degna dell’Odissea!

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Come già fatto per la precedente meta, anche questa volta ho usato l’applicazione WikiCamps Australia, che se continuo di questo ritmo diventerà presto la mia preferita 🙂 e per la prima notte ho trovato un parcheggio nel quale passare la notte più o meno tranquillamente. La spiaggia  si chiama Flynns Beach e con il rumore delle onde in sottofondo non ho faticato molto ad addormentarmi, finalmente non ho bisogno della musica sul cellulare per rilassarmi, qui l’oceano è reale!

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Dopo essere crollata alle 8:30 di sera la sveglia non poteva essere molto più tardi delle 5 di mattina. Chi mastica un po’ di fotografia sa che ci sono due momenti nella giornata nei quali la luce è la migliore in assoluto: alba e tramonto. Quindi inforcata la macchina fotografica senza nemmeno un caffè per darmi la sveglia, scendo in spiaggia per cominciare la giornata nel migliore dei modi.

Sembra incredibile ma alle 5:30 era già affollata! A questi australiani il sole da proprio alla testa!

E’ buio, solo la pallida luce di un sole timido ancora nascosto dietro l’orizzonte aiuta a definire i contorni della riva e delle rocce che fanno capolino dall’acqua; una leggera foschia formata dall’infrangersi di queste onde che continuamente vanno a morire sulla sabbia crea un paesaggio fiabesco.

Il sole comincia la sua ascesa, sono le 6 e un gruppo di bambini della scuola di surf è a lezione. Al via del loro istruttore corrono veloci e si tuffano tra le onde con le loro grandi tavole quasi a sfidare l’oceano.

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Un altro gruppo di sole donne è pronto per la lezione di yoga, materassini stesi e viso rivolto al sole che sta sorgendo velocemente per il ringraziamento.

Nella tarda mattinata mi reco a Roto House, una villa coloniale del 1800 che inoltre ospita Il Koala Hospital. Questo è un centro di recupero per koala malati (spesso congiuntivite e clamidia) o con problemi fisici dovuti ad incidenti come ad esempio attacco di cani (molto comune purtroppo), o che sono stati investiti da auto; il Koala Hospital l’ho trovato con l’aiuto della mia bibbia Lonely Planet! Ero restia a seguire i suggerimenti in questa guida ma mi sbagliavo!

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Si può visitare la villa Roto House internamente: è mantenuta originalmente con l’uso di arredamenti ed oggettistica risalente al tempo di costruzione. Potrete gustarvi un caffè seduti sotto al portico di questa meravigliosa struttura immersa nel verde.

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Un altro luogo che merita una visita è il Lighthouse (faro), dove potete godervi la vista mozzafiato e in periodo di migrazione delle balene è un ottimo punto dal quale scorgerne alcune mentre si spostano a nord nelle acque più calde per riprodursi: da Aprile a Novembre con picco di avvistamenti a fine Giugno….il mio tempismo è perfetto appunto 🙁

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Port Macquarie è pieno di spiagge molto belle nelle quali vi consiglio di fermarvi, una di queste è Shelly beach nella quale mi sono fermata a dormire ieri notte. Luogo vivace, affollato di giorno e con tanti viaggiatori che come me scelgono di trascorrere qui la notte quindi anche sicuro per le donne in viaggio da sole :p

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Se vi serve internet gratuito potrete recarvi in libreria a Port Macquarie dalle 9am alle 6pm (500MB). In alternativa potete andare alla Sunset Gallery, un negozio di stampa e cornici che ha inoltre allestita una piccola mostra di foto e dipinti di artisti locali. Il proprietario è gentilissimo ed amichevole, mette a disposizione lo spazio con sedie e tavolini e offre wifi gratuito per tempo illimitato, potrete anche portare un caffè con voi!

Solo Woman Road Trip si sposta a New Castle come prossima tappa, come sempre continuate a leggermi, godetevi le foto e stay tuned!