SOLO WOMAN ROAD TRIP: Great Ocean Road, Victoria

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La strada da Melbourne al mio prossimo stop non è tanta, circa un’ora e mezza di comoda autostrada per arrivare alla capitale australiana del surf: Torquay.

Mi fermo soprattutto per godermi la mattinata di sole che sembra un evento così raro al momento e per fare una passeggiata sulla scogliera che prosegue fino a perdita d’occhio e dalla quale spero di scovare qualche spruzzo insolito nell’acqua, segnale certo della presenza di balene. E’ infatti il periodo di migrazione per questi immensi mammiferi che si spostano dall’antartico verso le regioni del nord più calde. E’ durante questi mesi che lungo la costa sud dell’Australia è ricorrente avvistare balene a largo. Io non ho fortuna a Torquay e mi rimetto in auto proseguendo verso sud ovest.

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Faccio inoltre tappa in altri piccoli paesi cercando di avere più fortuna nella mia ricerca delle balene: passo Lorne e in seguito Apollo Bay dopo la quale decido di fermarmi nuovamente per dare un’occhiata intorno.

Sono a Shelly Beach, in una zona di boschi stupendi adiacenti all’oceano. I boschi sono costituiti da alberi di eucalipto, come è noto i preferiti dai koala. Quest’area, insieme a Kennet River e il Great Otway National Park sono risaputi per avere un’estesa popolazione di questi simpatici e paffuti marsupiali, facili da scovare in libertà.

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Sapendo ciò, mi inoltro nelle foreste percorrendo una passeggiata circolare di cinque chilometri, non ho avvistato balene, spero almeno di vedere qualche koala a questo punto!

Non molto tempo dopo aver intrapreso la camminata e facendo ben attenzione di essere il più silenziosa possibile, sento il tipico richiamo del maschio di koala poco distante da me, è decisamente un suono inquietante che tutto si potrebbe dire eccetto che venga da un animaletto così dolce e carino!

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La fortuna questa volta mi sorride e scovo il primo koala tra la vegetazione intento a reclamare e segnalare il proprio territorio e che probabilmente distratto da questo arduo compito, non nota la mia presenzia a circa due metri di distanza. Io mi trovo sul sentiero e ci rimango, non voglio spaventarlo ma lui appena mi vede comincia a correre (a correre! Non scherzo!) e si arrampica su un albero cercando di sfuggire al pericolo. Purtroppo però la sue scelta non ricade sulla pianta giusta e il povero koala si ritrova su un cespuglio di circa due metri d’altezza senza altre vie di salvezza intorno…..devo ammettere che è una scena buffa, povero, si guarda intorno, poi guarda me e i miei movimenti (io sono immobile accovacciata al suolo per non spaventarlo di più), poi si riguarda intorno annaspando per trovare un appiglio per arrampicarsi più in alto ma nulla da fare….

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Proseguo il cammino ridendo fra me e me e dopo alcune centinaia di metri ecco che ne vedo un altro questa volta sul mio sentiero, anche lui intento a reclamare il territorio con il suo richiamo e ancora una volta il koala non si accorge di me. Si volta, mi vede e comincia una buffa ed impacciata corsetta verso l’albero più vicino. Questa volta la scelta è quella giusta e il piccolo grigio marsupiale si arrampica velocemente ed agilmente sul tronco di questo altissimo eucalipto fermandosi a metà e lanciandomi un’occhiata e un cenno della testa come per dire di andarmene….ed in fretta.

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Lasciata la foresta di Shelly Beach decido di fare tappa nella punta sud del Great Otway National Park dove si trova il faro più importante d’Australia, commissionato dopo anni di disastrosi naufragi sulle coste del sud Australia. Le zone circostanti sono magnifiche, con foreste, campi e questo oceano di un blu intenso e dalla forza distruttiva.

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Visito il sito del faro dove inoltre sorge una sede del telegrafo, una stazione radar, torri di avvistamento della prima e seconda guerra mondiale ed un centro aborigeno con alcune opere d’arte.

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E’ possibile salire in cima al faro tramite una ripida scalinata a chiocciola ed uscire sulla piattaforma smaltata di rosso che circonda la struttura e godersi così un panorama mozzafiato tra vento e vertigini.

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Il giorno che tanto attendo da anni è arrivato, è una settimana che controllo costantemente il meteo per poter arrivare con il sole ai 12 Apostoli e godermi il panorama che tanto mi girava nella mente senza più solo sognarlo.

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

E’ una mattina incantevole, il cielo è di un azzurro scuro e il sole è appena sorto dietro le colline vicine al sito dove si trovano i 12 Apostoli e io mi sento come una bambina in un negozio di dolci. Nervosa ed eccitata di poter finalmente vederli con i miei occhi, corro per raggiungere Gibson Steps, una scalinata che porta alla spiaggia sottostante dalla quale si possono ammirare i primi due degli 8 giganti rimasti.

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

Per chi non lo sapesse i famosi 12 Apostoli (Twelve Apostles in lingua originale) sono massicci di roccia chiamata Limestone. E’ la loro vicinanza uno all’altro che ha dato loro il nome di 12 Apostoli e ha reso questo sito una famosa attrazione turistica mondiale.

Due degli Apostoli al tramonto

Due degli Apostoli al tramonto

Queste gigantesche rocce sono il frutto dell’erosione provocata dalle forti acque dell’oceano sul quale sorge la costa settentrionale dell’Australia. La forza delle onde ha lentamente consumato la fragile Limestone lasciando solamente i frammenti che ancora si ergono in piedi. Il nono apostolo crollò nel 2005 lasciandone solo otto ad attrarre migliaia di turisti all’anno. Questa volta io sono una di loro!

Loch Ard Gorge

Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

Non ci sono però solo i Twelve Apostles nella zona, si può facilmente rimanere nei paraggi tutto il giorno (come ho fatto io), aspettando la luce affascinante del tramonto per scattare foto molto più interessanti.

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Cominciando da Gibson Steps come prima tappa ci si può poi spostare verso ovest continuando a seguire la Great Ocean Road e fermandosi ai vari siti turistici poco distanti tra loro.

London Bridge

London Bridge

Dopo i dodici apostoli:

Loch Ard Gorge

London Bridge

The arch

Bay of Island

The Grotto

Razorback

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Razorback

Island Arch

Bay of Island

La giornata giunge al termine, e dopo decine di foto scattate con un tramonto da lasciare senza fiato, emozionata mi rimetto in viaggio continuando sulla Great Ocean Road fermandomi un paio di volte lungo la strada che mi porta ad Adelaide.

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Un amico mi suggerì qualche settimana fa di fare uno stop in uno storico paesino di pescatori chiamato Port Fairy. Non lo deludo e trascorro qui una mattinata interessante tra passeggiate al porto e foto ad edifici caratteristici coloniali vittoriani.

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Port Fairy

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Port Fairy

Continuando si arriva a Portland, famosa meta per l’avvistamento delle balene ( che ancora una volta io non trovo!). Da qui si può prendere una strada che porta a sud in una piccola penisola chiamata Cape Bridgewater.

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Parcheggiata l’auto c’è un percorso a piedi di quattro chilometri da fare, tra colline, boschi, mucche e pecore che termina in cima ad una scogliera dalla quale si ammira una colonia di foche in natura. Le si vede da lontano ma è buffo vedere come giocano tra di loro saltando tra le onde mentre cacciano.

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Poco distante da qui un altro stop da fare è in un punto molto arido ed esposto al vento della piccola penisola nel quale sorge un’immensa Wind Farm (fattoria del vento).

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Ci sono alti mulini a tre pale che girano silenziosamente sparsi per le colline circostanti. Il loro colore bianco contrasta incredibilmente con il suolo rosso sottostante creando un’atmosfera un po’ surreale.

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La mattina seguente arrivo a Mount Grampier dopo aver superato il confine ed essere entrata nello stato del South Australia.

Mount Grampier è diventata una delle mie mete preferite in Australia….è una cittadina stupenda, piena di carattere, bellezze naturali sparse per il territorio e tutte le comodità che una grande città offre.

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Le due cose che più mi hanno affascinato sono Cave Garden e Blue Lake.

Cave Garden è una grande cavità nella roccia, una grotta circolare profonda qualche decina di metri nella quale sorge un giardino con piante, fiori ed edere che pendono dai bordi della roccia. Quello che rende questo posto un punto cardine del paese è che questa grotta verde giace nel centro città. Dalla piattaforma sulla grotta si gode una sensazione di pace che sembra incredibile se si pensa dove è localizzata.

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Il Blue Lake o lago blu è letteralmente un lago che sorge nel cratere di un antico vulcano spento e che è ora diventato la sorgente acquifera che soddisfa l’intera città. L’acqua del lago è appunto blu e questo è dovuto a particolari minerali che vi disciolti e che danno al Blue Lake questa particolare colorazione.

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Dopo una giornata qui a Mount Grampier, una doccia calda (finalmente) e una lavatrice di biancheria d’emergenza riparto e questa volta mi attende un’altra capitale australiana: Adelaide.

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On the road again, l’Outback si avvicina!

Solo Woman Road Trip: Jervis Bay, NSW

Un saluto a tutti voi che state seguendo il mio viaggio australiano.

Devo scusarmi per la lunga assenza; sono state settimane impegnate e l’ispirazione alla scrittura è venuta a mancare per un po’.
Ora le cose si sono tranquillizzate e il momento giusto per aggiornare Intorno Sottosopra è finalmente qui!

Al momento mi trovo in un paesino ad est dello stato del Victoria nel quale mi sono fermata a lavorare in una farm per racimolare qualche soldo  e poter continuare il Solo Woman Road Trip. Ripartirò fra un paio di settimane con destinazione Melbourne, ma nel frattempo devo riacciuffare il tempo perduto ed aggiornarvi sugli eventi accaduti prima di arrivare qui in Victoria con questo nuovo post riguardante la magica Jervis Bay.

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L’ultima mattina a Kangaroo Valley la trascorro tra scatti fotografici, passeggiata lungo il fiume e un tea caldo in compagnia di altri campeggiatori cercando di godermi quel timido raggio di sole che prova ad infiltrarsi tra le nubi dopo una nottata umida e piovosa.

Mi dirigo nuovamente sulla costa in direzione di Jervis Bay, una delle perle della costa est dell’Australia, stando a quanto mi dicono i locali e che è rinomata per le raffinate spiagge considerate le più bianche del paese.

Arrivo in poco tempo a Vincentia passando da Nowra, l’ultima città nella quale potete trovare tutto ciò che vi occorre.

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Qui a Vincentia decido di fermarmi per alcuni giorni e ancora una volta servendomi dell’applicazione WikiCamps Australia trovo un luogo perfetto dove parcheggiare la mia Mitzy , ovvero l’abbreviazione australiana di Mitsubishi…beh si sa che a loro piace abbreviare le parole il più possibile e ogni giorno ne imparo una nuova!

Sono a Greenfield Beach, una piccola baia alla fine di una tranquilla via chiusa che diventa una meta trafficata durante il weekend grazie ad una meravigliosa spiaggietta bianca dalla quale si ammirano albe e tramonti incredibili, si fa snorkeling, passeggiate tra i boschi oppure ci si gode un pomeriggio in famiglia tra una grigliata e un tuffo nell’oceano, magari in compagnia dei delfini che regolarmente visitano queste acque.

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Delfini a Greenfield Beach

Nei dintorni sono presenti numerose spiagge che vi consiglio di visitare come quella in cui mi trovo Greenfield Beach, ma anche Blenheim Beach, Hyams Beach (la mia preferita in assoluto!) ma soprattutto non perdetevi la riserva aborigena Booderee National Park.

Hyams Beach

Hyams Beach

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Hyams Beach. I cani sono permessi su quasi ogni spiaggia australiana

Si tratta di una zona chiusa alla fine della piccola penisola di Jervis Bay nella quale è possibile entrare pagando al casello 11 dollari (circa 7,5 euro) per un pass che dura 48 ore ed è valido per un’auto, non importa quante persone siano all’interno della vettura. E’ inoltre permesso entrare ed uscire dal Booderee National Park quante volte si vuole durante queste 48 ore, ricordatevi di esporre la ricevuta del pagamento del casello sul cruscotto per evitare una multa.

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Una volta entrati potete decidere dove dirigervi servendovi della piccola mappa che vi verrà consegnata all’ingresso.

Sfortunatamente il clima durante i giorni nei quali sto viaggiando per la penisola non è dei migliori quindi la mia visita è limitata e non proprio goduta al massimo.

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Nonostante il tempo avverso, voglio comunque approfittare del fatto che probabilmente non avrò più  occasione di essere in zona durante il mio Road Trip australiano e quindi infischiandomi  della pioggia, del vento e del freddo comincio l’esplorazione del magnifico Boderee National Park con Cape St. George Lighthouse, nella parte est del parco nazionale. Qui si trova un faro storico molto ben conservato, una cornice di scogliere a capofitto sull’oceano Pacifico lo circonda e rende il paesaggio davvero unico; è un’emozione affacciarsi sul ciglio delle rocce e lasciare che il vento ti spinga indietro accompagnato dal cupo rumore dell’infrangersi delle onde sugli scogli sottostanti, sembra quasi di essere in un quadro del rinascimento.

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Più a nord è invece situata Murrays Beach, una piccola baia con spiaggia di seta e acqua verde-azzurra popolata da numerose creature della flora e fauna locale, difatti fare snorkeling in questo punto è piuttosto popolare tra i locali.

Poco distante si trova Hole in the wall (buco nel muro), una roccia sul mare che presenta un’insolita insenatura al centro, dal quale prende appunto il suo nome.

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Se volete un incontro ravvicinato con canguri, magari mentre vi godete il fuoco di un camino all’aperto potete andare a sud, arrivando a Cave Beach. Qui il parco è ricco di animali tra i quali appunto canguri, wallabi, kokatoo e coloratissimi pappagalli lorekee ma fatemi una cortesia: non provate a toccarli, dare loro da mangiare o correre per acciuffarli.

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Si tratta di animali che devono rimanere selvatici e gli umani che continuano nell’intento di trattarli come i propri animali domestici stanno rovinando lo spirito di questi luoghi.

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Grata a tutte le persone con le quali ho parlato e che mi hanno consigliato di fare tappa a Jervis Bay, lascio questa parte di costa australiana dopo circa dieci giorni trascorsi meravigliosamente: che colori magici ci sono qui, così vivi in ogni granello di sabbia, nelle acque di ogni baia, nel manto degli animali e nel cielo durante ogni alba e tramonto che non deludono mai.

Un ringraziamento speciale a chi una mattina mi ha lasciato un regalo stupendo sull’auto. Questa piccola cornice decorata con conchiglie e una scritta sul retro:”Life is beautiful”. Grazie chiunque tu sia, un gesto di una semplicità incredibile che però mi ha segnata e rimarrà con me per sempre.

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Con un sorriso di gratitudine alla vita e a questo paese magnifico, in barba al brutto tempo, mi rimetto sulla strada e continuo verso sud.

ON THE ROAD AGAIN

Solo Woman Road Trip: Kangaroo Valley, NSW

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Il clima comincia a cambiare, è autunno.

La pioggia comincia a cadere sempre più spesso man mano che mi sposto verso sud e la temperatura sta calando. Il fresco sta diventando freddo, e per chi crede che in Australia sia sempre estate beh, vi devo deludere perché non è così!

Visto il clima piuttosto deprimente decido di spostarmi da Kiama e continuare verso l’interno del New South Wales.

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Mi sono soffermata a parlare con un locale che mi ha suggerito di visitare un posto chiamato Kangaroo Valley, ed è proprio lì che mi sto dirigendo.

Come suggerisce il nome, Kangaroo Valley è una valle tra le colline verdi del New South Wales che dovrebbe essere famosa per la facilità nell’avvistamento di canguri…….non proprio! E’ invece nota come il luogo perfetto dove vedere numerosi Wombats in libertà nelle ore dopo il crepuscolo e prima dell’alba.

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Suona ironico…. dovrebbero chiamarla Wombat Valley 🙂

Il wombat è un piccolo mammifero marsupiale nativo dell’Australia. Ha una lunghezza di circa un metro ed è erbivoro; è prettamente notturno e vive in sistemi di tunnel sotterranei che scava con gli artigli e con i suoi denti da roditore.

CURIOSITA’ 1: la sacca marsupiale del wombat è al contrario! L’apertura si trova infatti verso il basso e la natura ha una ragione per questo: quando questo mammifero scava il proprio tunnel nel sottosuolo, la terra non entra nel marsupio rischiando così di creare problemi al piccolo feto. Immaginatevi i problemi logistici di un canguro con il marsupio al contrario!

CURIOSITA’ 2: questi erbivori hanno una digestione paurosamente lenta, si va dagli 8 ai 14 giorni di tempo!

CURIOSITA’ 3: spero non stiate mangiando mentre leggete questa curiosità 🙂 . Beh, dopo avervi preparato posso dirvi che le feci dei wombat sono squadrate e si trovano spesso su punti alti come ad esempio muretti, tronchi di alberi tagliati alla base, o qualsiasi altra cosa che sia più alta del suolo circostante. Vogliono che la loro “presenza” sia ben chiara e visibile ai passanti e la forma squadrata aiuta a non rotolare in tutte le direzioni!

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Numerose persone che trascorrono la notte in questo luogo dicono di venire svegliati dai simpatici e pelosi wombats che appunto utilizzano le auto e i camper parcheggiati come grattino personale! Si strofinano sui bordi e angoli dei mezzi e si grattano la pelliccia che raccoglie purtroppo parecchi ospiti, pulci probabilmente.

Finalmente arrivo e dopo aver allestito la mia auto con tanto di tenda per ripararmi dalla pioggia ed essere in grado di cucinare qualcosa, attendo il tramonto ansiosa di avvistare uno di questi curiosi marsupiali.

Il cielo comincia ad oscurarsi ma ecco che vedo non troppo lontano da me una cosa marrone che si muove lentamente sull’erba, afferro la macchina fotografica e comincio l’inseguimento!

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Più che inseguimento è una lenta camminata cercando di non spaventare il wombat che pacificamente sta brucando l’erba. Mi sorprende il fatto che nonostante io sia a circa due metri di distanza lui non sembra accorgersi della mia presenza. Solo se faccio qualche passo allora si ferma improvvisamente, alza la testa paffuta e smette di masticare…per poi ritornare dopo qualche secondo con il muso immerso nel verde della valle per continuare il suo pasto. Una signora incuriosita si avvicina e mi dice che la vista dei wombat è davvero poco sviluppata, questa la ragione per la quale non scappa da me…speravo fosse perché gli piacevo!

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Rimango lungo tempo seduta silenziosamente su di una roccia poco distante, il wombat che bruca vicinissimo alle mie gambe che sporgono e toccano il terreno. Mi limito ad osservare la pace nei suoi movimenti, il suono del suo masticare veloce, simile a quello di un coniglio e soprattutto il suo grattarsi costantemente…decisamente suscita simpatia!

Finita la sessione fotografica ritorno alla mia auto per prepararmi per la notte decisamente umida e fredda!

Un’altra giornata finisce ma il  Solo Woman Road Trip invece continua, prossima meta: la perla di Jervis Bay.

Stay tuned

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Solo Woman Road Trip: Kiama, NSW

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Lasciate le Blue Mountains mi dirigo di nuovo verso la costa, l’oceano mi manca soprattutto durante la notte quando il rumore delle onde risuona intorno come una ninnananna.

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Arrivo a Kiama, una cittadina che mi è stata suggerita da una coppia fantastica di ragazzi italiani Francesca e Marco 🙂 che conobbi a Sydney nel campeggio dove mi fermai per una settimana e che ringrazio infinitamente per le dritte!

Kiama è sicuramente un paese piacevole da visitare, piccolo, che si sviluppa ai lati della strada principale e che ha la fortuna di essere in una zona ricca di bellezze naturali e cose interessanti da vedere e fare.
Ma ciò che lo rende famoso è il BLOWHOLE (la traduzione in italiano è foro che spruzza) e si tratta dell’attrazione più nota nella zona.

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Il Blowhole è appunto una cavità negli scogli adiacenti all’oceano. Quando il vento e le maree creano la corrente giusta proveniente da una specifica direzione, l’acqua viene spinta con forza verso le rocce e quando passa attraverso questo foro viene proiettata in aria come una GEISER fino a raggiungere anche i 60 metri di altezza. Questo avvenimento è accompagnato da un forte rumore, un boato che la prima volta mi face venire la pelle d’oca!

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Devo attendere un paio di giorni per vedere questa bellezza della natura all’opera e aspettare appunto per la corrente giusta, ma alla fine ne vale decisamente la pena e ho la possibilità di esercitarmi con la mia macchina fotografica nello scatto di immagini ad alta velocità.

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Il FARO è proprio nello spiazzo appena prima della piattaforma dove c’è il Blowhole, un’altra attrazione di Kiama che è un piacere fotografare all’alba.

Se vi piace camminare non perdetevi il sentiero che da qui si dirige a nord e che vi porterà verso la spiaggia di KIAMA BEACH e che sale sul promontorio dal quale si ammira il panorama su tutta la zona sottostante.

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Non fermatevi!

Continuate la camminata e discendete lentamente verso la costa e ritrovatevi quasi improvvisamente immersi in un paesaggio lunare, marziano,  che comunque mi ricorda un film di Kuprick! Siete arrivati alle CATHEDRAL ROCKS.

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Il sito di Cathedral Rocks attira turisti sin dall’anno 1890 e la cosa non sorprende affatto poiché è facile venire attratti dalla sua insolita formazione rocciosa. Questi alti picchi sono formati da rocce vulcaniche che nonostante essere molto dure presentano tantissime giunture orizzontali. L’effetto dell’erosione di migliaia di anni ha lasciato queste colonne dalla forma squadrata e dal colore marrone intenso, un contrasto con il blu dell’oceano decisamente interessante e meraviglioso e che richiama l’attenzione di molti fotografi locali …. e non 🙂

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Lasciate la costa e dirigetevi verso l’interno percorrendo Old Saddleback Road nella quale si trovano questi muretti al lato della strada costruiti con rocce e che ricordano molto le campagne scozzesi ed inglesi.

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Il clima purtroppo non mi è favorevole e dopo 5 giorni trascorsi a Kiama nello stato del New South Wales, dopo aver conosciuto persone locali incredibilmente amichevoli e d’aiuto e dopo aver scovato una vite gigantesca conficcata nella ruota davanti destra della mia auto mi convinco che è il momento di ripartire continuando verso sud percorrendo la Princess Highway.

Stay tuned!

Solo Woman Road Trip: Blue Mountains, Katoomba e Jenolan Caves, NSW

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Questa settimana a Sydney è arrivata alla fine, troppo in fretta come sempre quando si trascorre tempo in vacanza.

Tempo di spostarsi dalla costa per la prima volta durante il Solo Woman Road Trip. La meta è Katoomba, una cittadina a circa un’ora e mezza ad ovest di Sydney che si trova sulle Blue Mountains (montagne blu). Katoomba è una località piuttosto nota intorno a Sydney e forse intorno all’Australia in generale, quindi turistica specialmente durante il weekend. Ricordo che qui in Australia non si va a scuola il sabato, fatto che lascia l’intero fine settimana da trascorrere in famiglia.

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Panoramica sulle Three Sisters

E’ autunno in questo momento ma il clima è comunque estremamente piacevole durante il giorno e fresco durante la notte.

Il punto più famoso dell’area di Katoomba, e forse l’unico motivo davvero valido per il quale si visita la città è certamente Echo Point, un punto panoramico dal quale è possibile ammirare  la maestosità delle Three Sisters (tre sorelle); Three Sisters è un gruppo di tre alti picchi rocciosi che giacciono uno accanto all’altro (un po’ come mini Dolomiti!) a lato di una montagna e dei quali si ha una vista più che soddisfacente dall’Eco Point. Purtroppo al momento le Giant Stairs (grandi scale), ovvero il sentiero che porta nella parte inferiore della valle e dal quale si ammirano le Tre Sorelle dal basso in tutta la loro imponenza è chiuso ancora per qualche mese.

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Ci sono comunque tante camminate nei boschi da fare e se avete 35 dollari avanzati nel portafoglio potete andare al Scenic World, un’attrazione poco distante da Echo Point che mette a disposizione dei turisti un treno e due funivie che attraversano le valli rimanendo appunto sospesi e quindi offrendo un diverso ed eccitante punto di vista sulle Blue Mountains.

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Una delle funivie dello Scenic World

Bene, Blue Mountains, vi state chiedendo se queste montagne sono effettivamente blu? Beh, non proprio ma l’impressione è quella.

Il nome deriva da un fatto curioso ma totalmente scientifico.
Queste montagne sono ricoperte da foreste di eucalipto, chiamato anche gum tree che per chi non lo sapesse è il cibo degli amati koala. Nel caldo sole australiano queste piante rilasciano una leggera nebbiolina formata da olio essenziale di eucalipto. Questa nebbiolina riflette la luce blu dello spettro solare che da quell’effetto visivo dal quale queste montagne prendono il nome.

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Maple park, Katoomba

Da Katoomba mi sposto ancora più all’interno, a mezz’ora di macchina verso sud ovest arrivo alle Jenolan Caves.

Le Jenolan Caves sono una rete di grotte molto estesa che segue il corso sotterraneo del fiume Jenolan e la sua età di 340 milioni di anni ne fa il complesso di grotte più antico del mondo e uno dei più affascinanti. Questa meraviglia della natura è compresa in un’area di 3.083 ettari, con oltre 40 chilometri di passaggi su più livelli e oltre 300 entrate…e il complesso delle grotte è ancora in fase di esplorazione.

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Le grotte erano note alle popolazioni aborigene da centinaia di anni e venivano chiamate “Binoomea” ovvero “luoghi bui, scuri”. Solo nel 1884 venne adottato il nome Jenolan (alta montagna) Caves.

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La storia ufficiale della scoperta di queste grotte da parte di europei comincia nel 1838 con James Whalan ma in verità, seguendo la storia non ufficiale bisogna andare indietro ancora qualche anno poiché fu un ex carcerato, James McKeown il primo europeo ad entrare nelle grotte. Dopo essere evaso di galera quest’uomo trovò rifugio nei bui cunicoli delle Jenolan Caves e le usò come nascondiglio.

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Rimango due giorni nel parcheggio chiamato CARPARK N.2, quello più alto e distante dalle grotte ma che mi regala infinita tranquillità e tanti incontri con la natura….ragni compresi! per chi viaggia come me e usa la propria auto come “casa mobile” questo parcheggio è perfetto. I bagni rimangono aperti 24/24 e all’interno c’è la doccia calda!!! Non vi dico che sogno è stato dopo aver camminato tra i boschi tutto il giorno, la cosiddetta “manna dal cielo”!

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Le grotte aperte al normale pubblico sono 10 più esistono alcuni tour notturni o avventurosi durante i quali si vestono i panni di esploratore e ci si cala nei passaggi stretti e bui con corde e torcia sulla testa proprio come i prime esploratori! Peccato questo tipo di tour non sia sempre attivo ma sia disponibile solamente durante il fine settimana e le vacanze scolastiche.

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Hotel e ufficio biglietti appena entrati alle grotte

L’ingresso di ogni tour è a pagamento e a seconda di quello che scegliete il prezzo varia. Ci sono tre tipologie di grotte con diversa complessità e il prezzo dunque varia in tre fasce.

$ 32 – $ 38 – $ 45

Quando comunque acquistate uno dei tour, il secondo è a metà prezzo, motivo per il quale ne ho fatti due in un giorno! Io ho scelto Diamond e Orient Cave: Io personalmente rimango affascinata dalle grotte in generale ricordandomi di quando andai alle Grotte di Frasassi in Italia anni fa. Mi stregarono. L’Australia con queste Jenolan Caves non è da meno, imponenti e di una complessità e delicatezza incredibile mi hanno stregato nuovamente. La guida che accompagna durante i tour ai quali ho partecipato non ha fatto altro che contribuire all’esperienza facendola diventare ancora migliore.

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Il Blue Lake accanto alle grotte. Sono i minerali contenuti nelle rocce che donano questo colore blu all’acqua.

La cosa più particolare in assoluto e che mi ha da un misto di sensazioni come ammirazione, timore, senso di inferiorità, curiosità, è nel momento in cui nel bel mezzo di un’ampia parte delle grotte che si apre davanti all’intero gruppo la guida dice che avrebbe spento ogni luce e che in questo modo avremmo sperimentato sulla nostra pelle il profondo buio che c’era all’interno dei cunicoli quando il primo esploratore si calò in questi luoghi nelle viscere della terra. Parliamo dei primi del ‘900 ed allora esistevano solo le candele a guidare queste donne e uomini coraggiosi nella loro impresa…così la guida spegne ogni fonte di illuminazione e dopo un paio di minuti lasciati a noi turisti per immergerci nell’atmosfera cupa e concentrarsi sui rumori intorno, accende un fiammifero e noi del gruppo ci rendiamo improvvisamente conto della difficoltà che fu l’impresa  dietro la scoperta delle Jenolan Caves.

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La passione di queste persone nel loro lavoro è ammirevole e la loro dedizione alla conservazione di un bene naturale così prezioso è solo da apprezzare.

Se siete in Australia, insieme alla Great Ocean Road, Uluru, Whitsundays e altre mete naturalistiche da vedere assolutamente, inserite le Jenolan Caves alla lista!

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