SOLO WOMAN ROAD TRIP: Kings Canyon, NT

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E’ una mattina stupenda e perfetta per guidare quei 320 chilometri verso nord est che ancora mi separano da Kings Canyon.

Si tratta di un un altro meraviglioso luogo dove la natura la fa da padrona. Caratteristici sono gli immensi muri di roccia arenaria formatisi in milioni e milioni di anni da una frattura nella roccia che è poi stata erosa dagli elementi. Vento ed acqua hanno modellato questi scenari incredibili rendendo Kings Canyon una delle mete turistiche più importanti d’Australia e dello stato del Northern Territory, così come lo sono Uluru, Kata Tjuta e le montagne nel MacDonnell Ranges.

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La popolazione aborigena dei Luritja chiama quest’area casa da almeno 20.000 anni.

L’unica camminata che posso affrontare prima che la pioggia si abbatta sulla zona è il classico “loop” o giro intorno che porta i turisti dalla base di Kings Canyon alla vetta tramite una ripida arrampicata su di un lato della roccia.

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L’intera camminata è di circa 6 chilometri ma dopo la prima parte nella quale si affronta la scalata più ripida e faticosa, il resto del percorso l’ho trovato decisamente alla mia portata.

Si attraversano muri di roccia dalla forma particolarissima e dove è chiara la direzione nella quale questa roccia è stata erosa e spinta in superficie. Ci sono enormi precipizi che discendono dai lati del canyon, con magnifici Ghost Gums, una specie di albero di eucalipto che è noto per la corteccia bianca, che sembra crescere in punti assolutamente inaccessibili, facendosi strada nelle crepe della roccia, sembra quasi mantenersi in equilibrio nel vuoto.

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A circa metà percorso si discende nel “Garden of Heaven” dove è presente un lago formatosi da acqua piovana e che è fonte di vita per numerose specie di marsupiali, uccelli e piante.kings_canyon_july2015-26

Il pranzo distesi all’ombra di questa piccola foresta ammirando piccoli uccellini gialli volare a filo della superficie del lago è un momento estremamente piacevole, specialmente quando tutti i turisti se ne vanno per continuare il percorso e rimango da sola ad ascoltare i rumori che mi circondano.

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Risalendo in cima al canyon, la camminata porta a numerosi punti panoramici, uno in particolare mi lascia senza fiato: la vista è sull’impressionante muro dal quale enormi frammenti di roccia si sono distaccati e caduti in passato e che hanno lasciato queste cicatrici nell’arenaria che assume colori differenti: bianco, arancio, rosso, giallo, nero…

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La discesa per ritornare al parcheggio è semplice e non molto tempo dopo mi ritrovo alla mia macchina, con un bagaglio di emozioni e tante immagini che ho avuto la fortuna di poter catturare con la mia amata macchina fotografica e che vi lascio nella speranza, come sempre, di infondere dentro di voi quelle sensazioni che continuano a essere così forti dentro di me.

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Campeggio a circa 40 chilometri di distanza da Kings Canyon che essendo parco nazionale non permette di trascorrere la notte al suo interno, circondata da nitriti di cavalli selvaggi e ululati di dingo nelle vicinanze.

Alice Springs sarà la prossima tappa e da lì verso ovest per visitare il West MacDonnell Range.

A presto 🙂

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: da Adelaide a Coober Pedy – Northern Territory

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Arte aborigena al Museum of South Australia

La strada che scelgo per raggiungere Adelaide è quella costiera. Lascio la noia dell’interno a coloro che hanno fretta di raggiungere la città, io piuttosto mi godo il panorama.

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Purtroppo la vista su Adelaide mentre vi arrivo guidando sulla lunga discesa che dalle colline arriva in città, non è delle migliori, infatti un temporale si sta abbattendo nella zona e a malincuore continuerà anche il giorno dopo.

Soggiorno per tre notti all’ostello Sunny’s Backpacker, centrale, staff veramente amichevole e sempre disponibile a dare qualche dritta.

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Mi voglio trattare quasi di lusso questa volta e scegliendo questa sistemazione ho anche la colazione compresa tutte le mattine a base di pancakes! Una bomba di bontà e calorie, delle quali onestamente mi infischio, ritrovandomi così a fare il pieno di energia nelle tre mattine che spendo qui al Sunny’s, con tanto di complimenti allo chef 🙂

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Bandiera aborigena e bandiera australiana

Quasi due giorni interi li spendo in ostello impegnata ad aggiornare intornosottosopra.com e la pagina facebook, con sempre mille cose da scrivere e centinaia di foto da scegliere e pubblicare. Finalmente il sole splende e una giornata la trascorro a visitare Adelaide, l’ultima delle grandi capitali del paese (aspettando di arrivare a Darwin). Le dimensioni sono decisamente ridotte rispetto alle sorelle Sydney e Melbourne, il centro cittadino è concentrato in poche vie principali ma devo proprio ammettere che questa città è una piacevole sorpresa. In particolare la via principale King William Street e North Terrace nella quale sorgono i principali edifici di Adelaide.

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Boomerang

Visito il South Australian Museum che è decisamente da non perdere. Ha una sezione importante dedicata alla cultura aborigena con decine di manufatti come i famosi boomerang (si, sono un’invenzione australiana, aborigena!), imbarcazioni, utensili, monili e arte. E’ stato davvero piacevole guardare video originali su vari argomenti come l’intaglio di canoe direttamente dagli alberi, l’intaglio dei boomerang da uno specifico tipo di tronco d’albero, come usavano andare a caccia, come sceglievano le piante per estrarre sostanze medicinali e molto altro.

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Mappa dell’Australia aborigena

Il museo è formato da più livelli ed ognuno di essi ha un tema, o più temi trattati. Come sempre non manca storia, archeologia, minerali, flora e fauna, scienza, tecnologia e tantissimi strumenti di interazione e sperimentazione per i visitatori, soprattutto per i bambini.

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Il precinto dell’università e del rispettivo campus sono un’altra zona che vale la pena visitare, inoltre l’Art Gallery of South Australia che offre mostre gratuite e una collezione di opere, pittoriche e non, da tutto il mondo.

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Il pomeriggio visitando Adelaide giunge al termine e dopo un ultimo pieno di pancakes con burro, marmellata e zucchero di cannella riporto i miei pochi averi in auto accompagnata da uno smagliante sorriso del gestore e riparto verso nord ovest con meta Port Augusta, il cancello d’entrata per l’Outback, la zona centrale dell’Australia, arida ed estremamente estesa.

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Uno dei numerosi “Pink Lake”, lago rosa

Trascorro una notte a Port Augusta, non c’è molto da visitare e d’ora in poi le cittadine saranno sempre più piccole e con praticamente nulla se non un distributore di benzina ed una roadhouse.

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Port Augusta. Vista sulla zona dall’alto

Il paesaggio cambia quasi subito, gli alberi si diradano diventando sempre più sottili, con meno foglie. Ci sono cespugli disseminati tutto intorno di un colore verde pallido e la terra rossa comincia a diventare sempre più una costante nel panorama durante la guida verso nord.

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Trascorro un paio di notti campeggiando, così come tanti altri Grey Nomads, nomadi grigi e faccio la conoscenza di alcuni di loro che fieri del loro paese mi danno dritte e consigli sul cosa vedere, dove andare e che mi danno raccomandazioni degne di nonni preoccupati per la nipote in giro all’avventura da sola per il mondo! Fa sempre piacere vedere l’interesse di persone che si preoccupano per la mia incolumità come fossero amici o parenti.

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Arrivando a Coober Pedy

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Lake Hart è un lago salato. Il tramonto rende il sale sulla superficie rosa

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Dopo circa 850 chilometri da quando ho lasciato Adelaide, arrivo finalmente alla leggendaria Coober Pedy.

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Coober Pedy è in sostanza un paesotto sorto dalla polvere rossa dell’Outback nel 1858 quando il primo esploratore europeo visitò quest’area. Nel 1915 grazie alla scoperta di opale nel sottosuolo, il paese cominciò un rapido sviluppo. Questa pietra preziosa è ora una delle ricchezze australiane, grazie alla sua produzione mondiale che proviene per il 95% dall’Australia appunto e di questo 95%, l’85 solo da Coober Pedy e limitrofi.

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Cartello stradale molto comune nei pressi di Coober Pedy. Avverte del pericolo di grosse voragini nel suolo dovute agli scavi minerari

Da quando l’opale fu scoperto quasi cent’anni fa, cominciò una guerra alla ricerca delle pietre più grandi e preziose.Tutt’ora l’attività è sviluppata e lo si nota facilmente osservando il suolo nei d’intorni della città, descritti come “paesaggio lunare”, praticamente un Emmenthal di rocce e polvere, con piccole e grandi montagne di detriti sparse ovunque lasciate da macchinari minerari che circondano la zona.

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Si tratta di gigantesche aspirapolvere che sono connesse alle trivellatrici sotterranee e che risucchiano tutti i frammenti di roccia e polvere prodotti durante gli scavi.

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Road train, treno della strada. Questi camion possono raggiungere diversi metri di lunghezza

E’ diventata un’attrazione turistica l’andare a visitare le miniere che ancora operano o quelle che sono in disuso con tanto di tour con guide che spiegano il funzionamento delle miniere di opali, la loro storia, la chimica e mineralogia che sta dietro all’arcobaleno di colori tipici di questa pietra, senza menzionare le decine di negozi e spacci che vendono opali in ogni salsa: da gioielli costosissimi a pezzi di opale grezzo. Oh, e si può andare all’avventura alla ricerca di fortuna…nel caso siate interessati agli opali.

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Una delle tante miniere di opale con relativo negozio

Rimango due notti qui a Coober Pedy dopo aver deciso di fermarmi al Riba’s caravan park e campeggio. Si trova a circa 12 chilometri dal centro, in un sito minerario in disuso ma la particolarità di questo luogo è che ad un prezzo davvero irrisorio (15 dollari a notte!!!) si può dormire sottoterra! Hanno creato una specie di grotta artificiale, con tunnel che contengono semplici nicchie incavate nella roccia; vi assicuro che è da provare…quando vi ricapita di dormire sottoterra?

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Una delle gigantesche aspirapolvere sparse per la zona di Coober Pedy

Si può installare la propria tenda oppure semplicemente dormire nel proprio sacco a pelo su un materassino da campeggio (il suolo all’interno della grotta è ghiaia); Questa volta dormendo qui invece che in auto, non devo preoccuparmi per il freddo durate la notte: si perché qui sottoterra la temperatura non cambia, rimane sempre costante tra i 20 e i 25 gradi, non importa che clima ci sia all’esterno!

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Visita ad una miniera in disuso

Avendo provato questa esperienza e sapendo inoltre che qui in estate le temperature raggiungono i 45 gradi rimanendo tali per settimane, non mi sorprende il venire a conoscenza del fatto che qui a Coober Pedy più della metà della popolazione vive sottoterra, in case costruite nella roccia e che sono chiamate “Dugout”. Non solo le abitazioni sono sotterranee ma inoltre numerose chiese, negozi, gallerie d’arte, caffè, ristoranti sono incavati nella roccia.

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Libreria costruita sottoterra

Una meta in città che vi consiglio di non perdere è la Josephine Gallery, una grande galleria di arte aborigena ma con una sorpresa: è inoltre sede di un orfanotrofio per canguri. Alle ore 12:00 c’è il “feeding” che significa il pasto. I visitatori possono dare da mangiare a canguri presenti nella struttura ed assistere mentre l’operatrice nutre i piccoli baby cangurotti con il biberon!

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Josephine’s Gallery, il pasto per i piccoli canguri è latte ad alta digeribilità, senza lattosio

Il centro informazioni di Coober Pedy è il punto iniziale per la vostra visita nella città ed è inoltre il luogo nel quale acquistare il pass per entrare nella zona di riserva naturale chiamata “The Breakaways” al costo di 10 dollari per vettura e valido per la giornata.

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Serbian Church, chiesa serba costruita sottoterra

Non perdetevi questi scenari da cartolina a pochi chilometri a nord della città.

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The Breakaways

The Breakaways sono una zona di bellezze naturalistiche che non vi possono deludere, ci sono panorami su colline dalle sfumature rosse, rosa, bianche e nere, contornate da valli desertiche e paesaggi lunari, fiori gialli che contrastano con il rosso acceso delle rocce e del suolo.

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The Breakaways, Salt and Pepper

Una strada sterrata segue un cerchio che percorre interamente la zona; in auto si guida facilmente raggiungendo punti panoramici segnalati chiaramente sulla strada: non fatevi scoraggiare dal primo paio di chilometri durante i quali vi sembrerà che la vostra vettura sia prossima a perdere la marmitta da un momento all’altro….non è tutta così la strada fidatevi 🙂

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Famose sono le due piccole montagne chiamate “Salt and Pepper” (sale e pepe), una di colore rosso e una di colore bianco. Inoltre la pianura dall’aspetto lunare usata anche nel film australiano “Mad Max Thunderstorm” e di nuovo nell’ultimo Mad Max uscito al cinema da poco.

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Fermatevi al noto “Dog Fence” (recinto per cani). Il Dog Fence è la più lunga recinzione del mondo e si estende per 5300 chilometri attraversando più stati australiani. Come suggerisce il nome, questa barriera fu  costruita per mantenere i capi di bestiame allevati in queste aree sicuri, specialmente le pecore che in passato venivano frequentemente attaccate dai locali Dingo, i cani selvatici nativi dell’Australia.

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Dog Fence

The Breakaways è senza alcun dubbio la parte che ho preferito qui a Coober Pedy e non perdetevi il tramonto, una meraviglia su queste valli plasmate da sole e vento.

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L’Outback è appena iniziato e ho ancora centinaia di chilometri da percorrere nei prossimi giorni attraversando queste zone remote di un paese che non smette di stupirmi.

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Uluru, la famosa montagna rossa nel deserto australiano è sempre più vicina ed è giunto il  momento di ripartire, rincorrendo un altro dei miei sogni racchiuso in questo misterioso e sacro monolite.

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On the road again

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