SOLO WOMAN ROAD TRIP: Uluru e Kata Tjuta, Australia Outback – Northern Territory

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Uluru

Curva dopo curva, chilometro dopo chilometro mi avvicino al centro dell’Australia denominato Outback.

La chiamano “Red Centre Way”, la via del centro rosso quella strada che porta ad Uluru ma non solo….e da dove prende il nome è palese.

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La strada è lunga, l’asfalto è caldo ed emana un vapore che assomiglia ad un lontano miraggio.

Dune di una sabbia così rossa che acceca e così fine che quando la tocchi la tua pelle si macchia di arancio. Ci sono cespugli di un colore grigio bluastro sparsi sul terreno come pallini a pois su una camicia rossa anni ’50; alberi che si stagliano magri sul suolo, quasi senza foglie con la corteccia liscia e bianchissima; camminando in queste distese si incontrano valli e antichi letti di fiumi oramai senz’acqua.

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Nonostante questa sia considerata zona desertica ed il paesaggio è senza dubbio arido, la vita è ben presenta ed adattata perfettamente alle condizioni climatiche difficili e se si pone abbastanza attenzione diventa chiaro che animali e piante qui nell’Outback australiano sono una presenza importante.

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Non solo canguri, ma inoltre emu, dingo, cammelli, wallabi, serpenti, cavalli, scorpioni, lucertole, aquile…

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Anni spesi a sognare questo posto, arrivo finalmente ad Uluru. L’emozione è grande, le lacrime non possono fare altro che scendere sulle guance mentre ce l’ho davanti ai miei occhi….è lì, immensamente grande, possente, fiero e circondato da un’aura magica e soprattutto non delude le mie aspettative che ho inutilmente cercato di mantenere basse durante i mesi passati mentre lentamente mi avvicinavo.

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Mount Conner

Uluru, il vero ed originale nome di questa montagna nel deserto australiano (o come denominato dai bianchi “Ayers Rock”), sorge in quello che ora è il parco nazionale Uluru-Kata Tjuta National Park e per entrare bisogna comprare un pass al costo di $ 25 per veicolo e valido per tre giorni. Si ha così accesso non solo al sito di Uluru ma anche a quello di Kata Tjuta, un complesso di montagne fatte della stessa roccia di cui è composto Uluru (sandstone) e che si elevano dal terreno in forme cilindriche piuttosto inconsuete, seguendo diverse direzioni, il loro nome aborigeno significa appunto “many heads” ovvero tante teste e la descrizione è a mio parere perfetta!

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Le “tante teste” che formano Kata Tjuta

Anche Kata Tjuta è meta di numerosi turisti durante l’anno, anche se molto meno sponsorizzato di Uluru ma credetemi altrettanto spettacolare. L’alba ed il tramonto visti in entrambi i siti sono imperdibili e piuttosto facili da osservare grazie ai parcheggi costruiti in determinate zone considerate le migliori per assistere a questi due speciali momenti della giornata; l’unico problema? Dovete svegliarvi presto e quindi uscire prima del sorgere del sole con temperature che arrivano anche sotto zero.

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Uluru al tramonto

Quello che attrae il turista è certamente la spettacolarità regalata dal cambiamento di sfumature sulla roccia di Uluru e Kata Tjuta, fenomeno che è in realtà dovuto non alla composizione chimica della roccia stessa ma piuttosto dall’atmosfera terrestre e dai raggi solari che la attraversano venendo riflessi in modo diverso dalla superficie delle montagne e donando graduazioni di un rosso quasi accecante durante il tramonto, un delicato rosa all’alba, inoltre arancio, viola, bluastro e marrone.

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Voglio evitare di cadere nello stereotipo del “turista medio” che si reca ad Uluru solo per tramonto, alba ed arrampicata sulla cima della montagna; voglio viverla quest’energia che sembra permeare ogni roccia, albero, cespuglio che circonda e crea questo luogo mistico. Sarà che ho immaginato e sognato di venire qui per tanto tempo e forse la mie aspettative sono cresciute ad ogni chilometro percorso per arrivare qui e percepisco questi luoghi sacri come mistici, così antichi che la memoria dell’uomo sarebbe andata persa se non fosse per le storie passate di persona a persona tramite i racconti all’interno della tribù aborigena Anangu.

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Uluru è considerato il più grande monolite al mondo e nonostante la sua elevazione dal terreno sia di 348 metri, sotto la superficie del suolo ne risiede il resto: geologi sostengono appunto che la maggiorparte di questa formazione rocciosa si estenda per centinaia di metri sottoterra. La circonferenza di Uluru è di 9.4 km intorno alla quale è stato creato un percorso, una facile camminata che guida i visitatori alla scoperta di questo sito aborigeno sacro alla popolazione Anangu, la tribù che originariamente risiedeva qui e che ancora celebra i propri riti sacri tra le rocce ed insenature di Uluru, in dovere di proteggere questa zona dalle minacce e mantenerne la sacralità e fertilità, mantenendo viva una tradizione di almeno 20.000 anni legata al tempo dei sogni “Dreamtime” durante il quale l’universo fu creato.

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Arte rupestre aborigena

Ci sono pannelli informativi posti in determinati luoghi del percorso con preziose ed interessanti informazioni sulla storia aborigena di Uluru e degli Anangu; sono descritte le storie e miti provenienti dal Dreamtime e dalla cultura madre di questa terra: inoltre geologia, flora e fauna presenti in queste zone.

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Durante la camminata si arriva in luoghi stupendi come, credeteci o no, un piccolo lago che sorge in un’insenatura della roccia e che è frutto delle copiose piogge che a volte si abbattono qui. L’acqua sulla cima di Uluru scende e crea una cascata che con il passare del tempo ha lasciato una larga macchia nera sulla roccia e che è composta da organismi come alghe e funghi. Queste striature sono comuni sulla superficie di Uluru e Kata Tjuta e testimoniano la presenza di acqua che richiama oggi come allora canguri, dingo ed emu.

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Segno lasciato dall’acqua che forma la cascata nella piccola oasi in un’insenatura di Uluru

Gli aborigeni cacciavano questi animali in modo saggio e mantenendo un equilibrio naturale, uccidendo solo quello che serviva alla tribù, cercando di non spaventare gli altri animali così da farli ritornare negli stessi luoghi senza timore.

Dipinti di queste scene di caccia e del tempo del Dreamtime sono ancora presenti, venivano usati dagli anziani ed adulti per insegnare e tramandare conoscenza ai più giovani. Questi siti sono ora conservati lontano dalle mani curiose dei turisti anche se purtroppo molto spesso alcuni se ne infischiano e sorpassano le recinzioni pur di scattare una foto all’arte rupestre e farsi qualche selfie…

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Turisti che procedono con l’arrampicata su Uluru

Molti turisti decidono inoltre di fare l’arrampicata per raggiungere la cima di Uluru, nonostante questa pratica vada contro la tradizione aborigena degli Anangu. Ci sono cartelli lungo il percorso e alla base dell’arrampicata scritti in diverse lingue che invitano i turisti a non farla in segno di rispetto per questi luoghi sacri ma purtroppo questo “fin troppo gentile” invito non smuove le coscienze di tutti e tanti decidono di procedere in ogni caso.

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Cartello sul quale è chiesto gentilmente ed in diverse lingue di evitare l’arrampicata

Negli anni ’50/’60 Uluru cominciò a diventare meta turistica grazie all’accesso al sito tramite una strada sterrata e alla costruzione di un motel. Bus e jeep cominciarono ad arrivare sempre più numerosi con turisti da tutto il mondo. Fu costruita questa arrampicata che tutt’ora risale il lato meno ripido della montagna, con pali in metallo fissati al terreno e catene che permettono una salita meno rischiosa.

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Circa 35 persone sono morte nell’intento di raggiungere la cima, spinte dal forte vento o stroncate da attacco di cuore…tutto ciò non è servito a persuadere turisti ad evitare l’arrampicata ed è chiaro che fino a che questa non verrà chiusa, persone continueranno ad infrangere il volere degli Anangu e violare la sacralità di Uluru solo per godersi un bel panorama.

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Camminando in Kata Tjuta

La mia opinione su questo è molto forte, il percorso per la cima va chiuso, i pali e le catene rimossi, no discussioni, no se o ma…a volte il rispetto deve andare oltre ciò che crediamo non importante per noi.

Fortunatamente qui in Australia ho notato che la cultura aborigena è protetta e lo sta diventando sempre di più nonostante i forti contrasti e problematiche che ancora sono prominenti tra bianchi ed aborigeni.

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Anche il sito di Kata Tjuta è luogo sacro ed allo stesso tempo un’incredibile bellezza della natura che è possibile ammirare percorrendo il sentiero che porta intorno a queste strane montagne dalla forma di giganteschi bruchi che fuoriescono dal terreno in diverse angolature (questa la mia immagine personale!) o con la forma di tante teste, per mantenere la descrizione aborigena originale.

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Queste 36 formazioni rocciose sono il frutto di erosione, come accadde per Uluru, e coprono una superficie di circa 22 km quadrati: la cima più alta è 546 metri.

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Anche qui in Kata Tjuta è presente una fonte d’acqua racchiusa in una gola tra due alte pareti rocciose: il flusso di un piccolo fiume che scorre quando piove rende questo luogo una zona verde con cespugli ed alberi e luogo di rifugio per wallabi, canguri, dingo, lucertole ed altri animali che vivono nell’area.

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Personalmente ho trovato entrambi Uluru e Kata Tjuta estremamente interessanti, impregnati di cultura ed energia e grazie ai quali si gode della vista di paesaggi e colori non comuni.

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Tramonto dietro Uluru

La mia esperienza in questi luoghi è arricchita da una visita di un paio di ore al centro culturale che sorge non distante dal sito di Uluru e nel quale è esposta cultura ed arte aborigena, con documenti, scritti, video e dipinti che regalano un quadro più chiaro delle origini sacre e della spiritualità che ne fanno parte.

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Emozionata lascio il parco nazionale, rimettendomi alla giuda ed allontanandomi da quello che è stato un evento importante nella mia vita, che mi ha in qualche modo cambiata dentro e che spero mi renderà una persona migliore, con ancora più rispetto per le altre culture così nettamente differenti dalla mia, permettendomi di guardare ciò che mi circonda con occhi diversi, più attenti, curiosi e consapevoli.

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: da Adelaide a Coober Pedy – Northern Territory

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Arte aborigena al Museum of South Australia

La strada che scelgo per raggiungere Adelaide è quella costiera. Lascio la noia dell’interno a coloro che hanno fretta di raggiungere la città, io piuttosto mi godo il panorama.

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Purtroppo la vista su Adelaide mentre vi arrivo guidando sulla lunga discesa che dalle colline arriva in città, non è delle migliori, infatti un temporale si sta abbattendo nella zona e a malincuore continuerà anche il giorno dopo.

Soggiorno per tre notti all’ostello Sunny’s Backpacker, centrale, staff veramente amichevole e sempre disponibile a dare qualche dritta.

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Mi voglio trattare quasi di lusso questa volta e scegliendo questa sistemazione ho anche la colazione compresa tutte le mattine a base di pancakes! Una bomba di bontà e calorie, delle quali onestamente mi infischio, ritrovandomi così a fare il pieno di energia nelle tre mattine che spendo qui al Sunny’s, con tanto di complimenti allo chef 🙂

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Bandiera aborigena e bandiera australiana

Quasi due giorni interi li spendo in ostello impegnata ad aggiornare intornosottosopra.com e la pagina facebook, con sempre mille cose da scrivere e centinaia di foto da scegliere e pubblicare. Finalmente il sole splende e una giornata la trascorro a visitare Adelaide, l’ultima delle grandi capitali del paese (aspettando di arrivare a Darwin). Le dimensioni sono decisamente ridotte rispetto alle sorelle Sydney e Melbourne, il centro cittadino è concentrato in poche vie principali ma devo proprio ammettere che questa città è una piacevole sorpresa. In particolare la via principale King William Street e North Terrace nella quale sorgono i principali edifici di Adelaide.

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Boomerang

Visito il South Australian Museum che è decisamente da non perdere. Ha una sezione importante dedicata alla cultura aborigena con decine di manufatti come i famosi boomerang (si, sono un’invenzione australiana, aborigena!), imbarcazioni, utensili, monili e arte. E’ stato davvero piacevole guardare video originali su vari argomenti come l’intaglio di canoe direttamente dagli alberi, l’intaglio dei boomerang da uno specifico tipo di tronco d’albero, come usavano andare a caccia, come sceglievano le piante per estrarre sostanze medicinali e molto altro.

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Mappa dell’Australia aborigena

Il museo è formato da più livelli ed ognuno di essi ha un tema, o più temi trattati. Come sempre non manca storia, archeologia, minerali, flora e fauna, scienza, tecnologia e tantissimi strumenti di interazione e sperimentazione per i visitatori, soprattutto per i bambini.

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Il precinto dell’università e del rispettivo campus sono un’altra zona che vale la pena visitare, inoltre l’Art Gallery of South Australia che offre mostre gratuite e una collezione di opere, pittoriche e non, da tutto il mondo.

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Il pomeriggio visitando Adelaide giunge al termine e dopo un ultimo pieno di pancakes con burro, marmellata e zucchero di cannella riporto i miei pochi averi in auto accompagnata da uno smagliante sorriso del gestore e riparto verso nord ovest con meta Port Augusta, il cancello d’entrata per l’Outback, la zona centrale dell’Australia, arida ed estremamente estesa.

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Uno dei numerosi “Pink Lake”, lago rosa

Trascorro una notte a Port Augusta, non c’è molto da visitare e d’ora in poi le cittadine saranno sempre più piccole e con praticamente nulla se non un distributore di benzina ed una roadhouse.

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Port Augusta. Vista sulla zona dall’alto

Il paesaggio cambia quasi subito, gli alberi si diradano diventando sempre più sottili, con meno foglie. Ci sono cespugli disseminati tutto intorno di un colore verde pallido e la terra rossa comincia a diventare sempre più una costante nel panorama durante la guida verso nord.

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Trascorro un paio di notti campeggiando, così come tanti altri Grey Nomads, nomadi grigi e faccio la conoscenza di alcuni di loro che fieri del loro paese mi danno dritte e consigli sul cosa vedere, dove andare e che mi danno raccomandazioni degne di nonni preoccupati per la nipote in giro all’avventura da sola per il mondo! Fa sempre piacere vedere l’interesse di persone che si preoccupano per la mia incolumità come fossero amici o parenti.

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Arrivando a Coober Pedy

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Lake Hart è un lago salato. Il tramonto rende il sale sulla superficie rosa

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Dopo circa 850 chilometri da quando ho lasciato Adelaide, arrivo finalmente alla leggendaria Coober Pedy.

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Coober Pedy è in sostanza un paesotto sorto dalla polvere rossa dell’Outback nel 1858 quando il primo esploratore europeo visitò quest’area. Nel 1915 grazie alla scoperta di opale nel sottosuolo, il paese cominciò un rapido sviluppo. Questa pietra preziosa è ora una delle ricchezze australiane, grazie alla sua produzione mondiale che proviene per il 95% dall’Australia appunto e di questo 95%, l’85 solo da Coober Pedy e limitrofi.

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Cartello stradale molto comune nei pressi di Coober Pedy. Avverte del pericolo di grosse voragini nel suolo dovute agli scavi minerari

Da quando l’opale fu scoperto quasi cent’anni fa, cominciò una guerra alla ricerca delle pietre più grandi e preziose.Tutt’ora l’attività è sviluppata e lo si nota facilmente osservando il suolo nei d’intorni della città, descritti come “paesaggio lunare”, praticamente un Emmenthal di rocce e polvere, con piccole e grandi montagne di detriti sparse ovunque lasciate da macchinari minerari che circondano la zona.

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Si tratta di gigantesche aspirapolvere che sono connesse alle trivellatrici sotterranee e che risucchiano tutti i frammenti di roccia e polvere prodotti durante gli scavi.

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Road train, treno della strada. Questi camion possono raggiungere diversi metri di lunghezza

E’ diventata un’attrazione turistica l’andare a visitare le miniere che ancora operano o quelle che sono in disuso con tanto di tour con guide che spiegano il funzionamento delle miniere di opali, la loro storia, la chimica e mineralogia che sta dietro all’arcobaleno di colori tipici di questa pietra, senza menzionare le decine di negozi e spacci che vendono opali in ogni salsa: da gioielli costosissimi a pezzi di opale grezzo. Oh, e si può andare all’avventura alla ricerca di fortuna…nel caso siate interessati agli opali.

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Una delle tante miniere di opale con relativo negozio

Rimango due notti qui a Coober Pedy dopo aver deciso di fermarmi al Riba’s caravan park e campeggio. Si trova a circa 12 chilometri dal centro, in un sito minerario in disuso ma la particolarità di questo luogo è che ad un prezzo davvero irrisorio (15 dollari a notte!!!) si può dormire sottoterra! Hanno creato una specie di grotta artificiale, con tunnel che contengono semplici nicchie incavate nella roccia; vi assicuro che è da provare…quando vi ricapita di dormire sottoterra?

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Una delle gigantesche aspirapolvere sparse per la zona di Coober Pedy

Si può installare la propria tenda oppure semplicemente dormire nel proprio sacco a pelo su un materassino da campeggio (il suolo all’interno della grotta è ghiaia); Questa volta dormendo qui invece che in auto, non devo preoccuparmi per il freddo durate la notte: si perché qui sottoterra la temperatura non cambia, rimane sempre costante tra i 20 e i 25 gradi, non importa che clima ci sia all’esterno!

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Visita ad una miniera in disuso

Avendo provato questa esperienza e sapendo inoltre che qui in estate le temperature raggiungono i 45 gradi rimanendo tali per settimane, non mi sorprende il venire a conoscenza del fatto che qui a Coober Pedy più della metà della popolazione vive sottoterra, in case costruite nella roccia e che sono chiamate “Dugout”. Non solo le abitazioni sono sotterranee ma inoltre numerose chiese, negozi, gallerie d’arte, caffè, ristoranti sono incavati nella roccia.

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Libreria costruita sottoterra

Una meta in città che vi consiglio di non perdere è la Josephine Gallery, una grande galleria di arte aborigena ma con una sorpresa: è inoltre sede di un orfanotrofio per canguri. Alle ore 12:00 c’è il “feeding” che significa il pasto. I visitatori possono dare da mangiare a canguri presenti nella struttura ed assistere mentre l’operatrice nutre i piccoli baby cangurotti con il biberon!

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Josephine’s Gallery, il pasto per i piccoli canguri è latte ad alta digeribilità, senza lattosio

Il centro informazioni di Coober Pedy è il punto iniziale per la vostra visita nella città ed è inoltre il luogo nel quale acquistare il pass per entrare nella zona di riserva naturale chiamata “The Breakaways” al costo di 10 dollari per vettura e valido per la giornata.

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Serbian Church, chiesa serba costruita sottoterra

Non perdetevi questi scenari da cartolina a pochi chilometri a nord della città.

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The Breakaways

The Breakaways sono una zona di bellezze naturalistiche che non vi possono deludere, ci sono panorami su colline dalle sfumature rosse, rosa, bianche e nere, contornate da valli desertiche e paesaggi lunari, fiori gialli che contrastano con il rosso acceso delle rocce e del suolo.

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The Breakaways, Salt and Pepper

Una strada sterrata segue un cerchio che percorre interamente la zona; in auto si guida facilmente raggiungendo punti panoramici segnalati chiaramente sulla strada: non fatevi scoraggiare dal primo paio di chilometri durante i quali vi sembrerà che la vostra vettura sia prossima a perdere la marmitta da un momento all’altro….non è tutta così la strada fidatevi 🙂

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Famose sono le due piccole montagne chiamate “Salt and Pepper” (sale e pepe), una di colore rosso e una di colore bianco. Inoltre la pianura dall’aspetto lunare usata anche nel film australiano “Mad Max Thunderstorm” e di nuovo nell’ultimo Mad Max uscito al cinema da poco.

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Fermatevi al noto “Dog Fence” (recinto per cani). Il Dog Fence è la più lunga recinzione del mondo e si estende per 5300 chilometri attraversando più stati australiani. Come suggerisce il nome, questa barriera fu  costruita per mantenere i capi di bestiame allevati in queste aree sicuri, specialmente le pecore che in passato venivano frequentemente attaccate dai locali Dingo, i cani selvatici nativi dell’Australia.

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Dog Fence

The Breakaways è senza alcun dubbio la parte che ho preferito qui a Coober Pedy e non perdetevi il tramonto, una meraviglia su queste valli plasmate da sole e vento.

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L’Outback è appena iniziato e ho ancora centinaia di chilometri da percorrere nei prossimi giorni attraversando queste zone remote di un paese che non smette di stupirmi.

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Uluru, la famosa montagna rossa nel deserto australiano è sempre più vicina ed è giunto il  momento di ripartire, rincorrendo un altro dei miei sogni racchiuso in questo misterioso e sacro monolite.

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On the road again

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SOLO WOMAN ROAD TRIP: Great Ocean Road, Victoria

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La strada da Melbourne al mio prossimo stop non è tanta, circa un’ora e mezza di comoda autostrada per arrivare alla capitale australiana del surf: Torquay.

Mi fermo soprattutto per godermi la mattinata di sole che sembra un evento così raro al momento e per fare una passeggiata sulla scogliera che prosegue fino a perdita d’occhio e dalla quale spero di scovare qualche spruzzo insolito nell’acqua, segnale certo della presenza di balene. E’ infatti il periodo di migrazione per questi immensi mammiferi che si spostano dall’antartico verso le regioni del nord più calde. E’ durante questi mesi che lungo la costa sud dell’Australia è ricorrente avvistare balene a largo. Io non ho fortuna a Torquay e mi rimetto in auto proseguendo verso sud ovest.

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Faccio inoltre tappa in altri piccoli paesi cercando di avere più fortuna nella mia ricerca delle balene: passo Lorne e in seguito Apollo Bay dopo la quale decido di fermarmi nuovamente per dare un’occhiata intorno.

Sono a Shelly Beach, in una zona di boschi stupendi adiacenti all’oceano. I boschi sono costituiti da alberi di eucalipto, come è noto i preferiti dai koala. Quest’area, insieme a Kennet River e il Great Otway National Park sono risaputi per avere un’estesa popolazione di questi simpatici e paffuti marsupiali, facili da scovare in libertà.

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Sapendo ciò, mi inoltro nelle foreste percorrendo una passeggiata circolare di cinque chilometri, non ho avvistato balene, spero almeno di vedere qualche koala a questo punto!

Non molto tempo dopo aver intrapreso la camminata e facendo ben attenzione di essere il più silenziosa possibile, sento il tipico richiamo del maschio di koala poco distante da me, è decisamente un suono inquietante che tutto si potrebbe dire eccetto che venga da un animaletto così dolce e carino!

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La fortuna questa volta mi sorride e scovo il primo koala tra la vegetazione intento a reclamare e segnalare il proprio territorio e che probabilmente distratto da questo arduo compito, non nota la mia presenzia a circa due metri di distanza. Io mi trovo sul sentiero e ci rimango, non voglio spaventarlo ma lui appena mi vede comincia a correre (a correre! Non scherzo!) e si arrampica su un albero cercando di sfuggire al pericolo. Purtroppo però la sue scelta non ricade sulla pianta giusta e il povero koala si ritrova su un cespuglio di circa due metri d’altezza senza altre vie di salvezza intorno…..devo ammettere che è una scena buffa, povero, si guarda intorno, poi guarda me e i miei movimenti (io sono immobile accovacciata al suolo per non spaventarlo di più), poi si riguarda intorno annaspando per trovare un appiglio per arrampicarsi più in alto ma nulla da fare….

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Proseguo il cammino ridendo fra me e me e dopo alcune centinaia di metri ecco che ne vedo un altro questa volta sul mio sentiero, anche lui intento a reclamare il territorio con il suo richiamo e ancora una volta il koala non si accorge di me. Si volta, mi vede e comincia una buffa ed impacciata corsetta verso l’albero più vicino. Questa volta la scelta è quella giusta e il piccolo grigio marsupiale si arrampica velocemente ed agilmente sul tronco di questo altissimo eucalipto fermandosi a metà e lanciandomi un’occhiata e un cenno della testa come per dire di andarmene….ed in fretta.

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Lasciata la foresta di Shelly Beach decido di fare tappa nella punta sud del Great Otway National Park dove si trova il faro più importante d’Australia, commissionato dopo anni di disastrosi naufragi sulle coste del sud Australia. Le zone circostanti sono magnifiche, con foreste, campi e questo oceano di un blu intenso e dalla forza distruttiva.

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Visito il sito del faro dove inoltre sorge una sede del telegrafo, una stazione radar, torri di avvistamento della prima e seconda guerra mondiale ed un centro aborigeno con alcune opere d’arte.

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E’ possibile salire in cima al faro tramite una ripida scalinata a chiocciola ed uscire sulla piattaforma smaltata di rosso che circonda la struttura e godersi così un panorama mozzafiato tra vento e vertigini.

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Il giorno che tanto attendo da anni è arrivato, è una settimana che controllo costantemente il meteo per poter arrivare con il sole ai 12 Apostoli e godermi il panorama che tanto mi girava nella mente senza più solo sognarlo.

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

Vista dalla piattaforma che porta ai 12 Apostoli

E’ una mattina incantevole, il cielo è di un azzurro scuro e il sole è appena sorto dietro le colline vicine al sito dove si trovano i 12 Apostoli e io mi sento come una bambina in un negozio di dolci. Nervosa ed eccitata di poter finalmente vederli con i miei occhi, corro per raggiungere Gibson Steps, una scalinata che porta alla spiaggia sottostante dalla quale si possono ammirare i primi due degli 8 giganti rimasti.

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

I magnifici 12 Apostoli alla luce del tramonto

Per chi non lo sapesse i famosi 12 Apostoli (Twelve Apostles in lingua originale) sono massicci di roccia chiamata Limestone. E’ la loro vicinanza uno all’altro che ha dato loro il nome di 12 Apostoli e ha reso questo sito una famosa attrazione turistica mondiale.

Due degli Apostoli al tramonto

Due degli Apostoli al tramonto

Queste gigantesche rocce sono il frutto dell’erosione provocata dalle forti acque dell’oceano sul quale sorge la costa settentrionale dell’Australia. La forza delle onde ha lentamente consumato la fragile Limestone lasciando solamente i frammenti che ancora si ergono in piedi. Il nono apostolo crollò nel 2005 lasciandone solo otto ad attrarre migliaia di turisti all’anno. Questa volta io sono una di loro!

Loch Ard Gorge

Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

La baia di Loch Ard Gorge

Non ci sono però solo i Twelve Apostles nella zona, si può facilmente rimanere nei paraggi tutto il giorno (come ho fatto io), aspettando la luce affascinante del tramonto per scattare foto molto più interessanti.

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Gibson Steps, una scalinata che porta sulla spiaggia dove sorgono i primi due dei 12 apostoli

Cominciando da Gibson Steps come prima tappa ci si può poi spostare verso ovest continuando a seguire la Great Ocean Road e fermandosi ai vari siti turistici poco distanti tra loro.

London Bridge

London Bridge

Dopo i dodici apostoli:

Loch Ard Gorge

London Bridge

The arch

Bay of Island

The Grotto

Razorback

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Razorback

Island Arch

Bay of Island

La giornata giunge al termine, e dopo decine di foto scattate con un tramonto da lasciare senza fiato, emozionata mi rimetto in viaggio continuando sulla Great Ocean Road fermandomi un paio di volte lungo la strada che mi porta ad Adelaide.

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Un amico mi suggerì qualche settimana fa di fare uno stop in uno storico paesino di pescatori chiamato Port Fairy. Non lo deludo e trascorro qui una mattinata interessante tra passeggiate al porto e foto ad edifici caratteristici coloniali vittoriani.

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Port Fairy

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Port Fairy

Continuando si arriva a Portland, famosa meta per l’avvistamento delle balene ( che ancora una volta io non trovo!). Da qui si può prendere una strada che porta a sud in una piccola penisola chiamata Cape Bridgewater.

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Parcheggiata l’auto c’è un percorso a piedi di quattro chilometri da fare, tra colline, boschi, mucche e pecore che termina in cima ad una scogliera dalla quale si ammira una colonia di foche in natura. Le si vede da lontano ma è buffo vedere come giocano tra di loro saltando tra le onde mentre cacciano.

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Poco distante da qui un altro stop da fare è in un punto molto arido ed esposto al vento della piccola penisola nel quale sorge un’immensa Wind Farm (fattoria del vento).

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Ci sono alti mulini a tre pale che girano silenziosamente sparsi per le colline circostanti. Il loro colore bianco contrasta incredibilmente con il suolo rosso sottostante creando un’atmosfera un po’ surreale.

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La mattina seguente arrivo a Mount Grampier dopo aver superato il confine ed essere entrata nello stato del South Australia.

Mount Grampier è diventata una delle mie mete preferite in Australia….è una cittadina stupenda, piena di carattere, bellezze naturali sparse per il territorio e tutte le comodità che una grande città offre.

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Le due cose che più mi hanno affascinato sono Cave Garden e Blue Lake.

Cave Garden è una grande cavità nella roccia, una grotta circolare profonda qualche decina di metri nella quale sorge un giardino con piante, fiori ed edere che pendono dai bordi della roccia. Quello che rende questo posto un punto cardine del paese è che questa grotta verde giace nel centro città. Dalla piattaforma sulla grotta si gode una sensazione di pace che sembra incredibile se si pensa dove è localizzata.

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Il Blue Lake o lago blu è letteralmente un lago che sorge nel cratere di un antico vulcano spento e che è ora diventato la sorgente acquifera che soddisfa l’intera città. L’acqua del lago è appunto blu e questo è dovuto a particolari minerali che vi disciolti e che danno al Blue Lake questa particolare colorazione.

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Dopo una giornata qui a Mount Grampier, una doccia calda (finalmente) e una lavatrice di biancheria d’emergenza riparto e questa volta mi attende un’altra capitale australiana: Adelaide.

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On the road again, l’Outback si avvicina!

Solo Woman Road Trip: Kangaroo Valley, NSW

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Il clima comincia a cambiare, è autunno.

La pioggia comincia a cadere sempre più spesso man mano che mi sposto verso sud e la temperatura sta calando. Il fresco sta diventando freddo, e per chi crede che in Australia sia sempre estate beh, vi devo deludere perché non è così!

Visto il clima piuttosto deprimente decido di spostarmi da Kiama e continuare verso l’interno del New South Wales.

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Mi sono soffermata a parlare con un locale che mi ha suggerito di visitare un posto chiamato Kangaroo Valley, ed è proprio lì che mi sto dirigendo.

Come suggerisce il nome, Kangaroo Valley è una valle tra le colline verdi del New South Wales che dovrebbe essere famosa per la facilità nell’avvistamento di canguri…….non proprio! E’ invece nota come il luogo perfetto dove vedere numerosi Wombats in libertà nelle ore dopo il crepuscolo e prima dell’alba.

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Suona ironico…. dovrebbero chiamarla Wombat Valley 🙂

Il wombat è un piccolo mammifero marsupiale nativo dell’Australia. Ha una lunghezza di circa un metro ed è erbivoro; è prettamente notturno e vive in sistemi di tunnel sotterranei che scava con gli artigli e con i suoi denti da roditore.

CURIOSITA’ 1: la sacca marsupiale del wombat è al contrario! L’apertura si trova infatti verso il basso e la natura ha una ragione per questo: quando questo mammifero scava il proprio tunnel nel sottosuolo, la terra non entra nel marsupio rischiando così di creare problemi al piccolo feto. Immaginatevi i problemi logistici di un canguro con il marsupio al contrario!

CURIOSITA’ 2: questi erbivori hanno una digestione paurosamente lenta, si va dagli 8 ai 14 giorni di tempo!

CURIOSITA’ 3: spero non stiate mangiando mentre leggete questa curiosità 🙂 . Beh, dopo avervi preparato posso dirvi che le feci dei wombat sono squadrate e si trovano spesso su punti alti come ad esempio muretti, tronchi di alberi tagliati alla base, o qualsiasi altra cosa che sia più alta del suolo circostante. Vogliono che la loro “presenza” sia ben chiara e visibile ai passanti e la forma squadrata aiuta a non rotolare in tutte le direzioni!

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Numerose persone che trascorrono la notte in questo luogo dicono di venire svegliati dai simpatici e pelosi wombats che appunto utilizzano le auto e i camper parcheggiati come grattino personale! Si strofinano sui bordi e angoli dei mezzi e si grattano la pelliccia che raccoglie purtroppo parecchi ospiti, pulci probabilmente.

Finalmente arrivo e dopo aver allestito la mia auto con tanto di tenda per ripararmi dalla pioggia ed essere in grado di cucinare qualcosa, attendo il tramonto ansiosa di avvistare uno di questi curiosi marsupiali.

Il cielo comincia ad oscurarsi ma ecco che vedo non troppo lontano da me una cosa marrone che si muove lentamente sull’erba, afferro la macchina fotografica e comincio l’inseguimento!

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Più che inseguimento è una lenta camminata cercando di non spaventare il wombat che pacificamente sta brucando l’erba. Mi sorprende il fatto che nonostante io sia a circa due metri di distanza lui non sembra accorgersi della mia presenza. Solo se faccio qualche passo allora si ferma improvvisamente, alza la testa paffuta e smette di masticare…per poi ritornare dopo qualche secondo con il muso immerso nel verde della valle per continuare il suo pasto. Una signora incuriosita si avvicina e mi dice che la vista dei wombat è davvero poco sviluppata, questa la ragione per la quale non scappa da me…speravo fosse perché gli piacevo!

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Rimango lungo tempo seduta silenziosamente su di una roccia poco distante, il wombat che bruca vicinissimo alle mie gambe che sporgono e toccano il terreno. Mi limito ad osservare la pace nei suoi movimenti, il suono del suo masticare veloce, simile a quello di un coniglio e soprattutto il suo grattarsi costantemente…decisamente suscita simpatia!

Finita la sessione fotografica ritorno alla mia auto per prepararmi per la notte decisamente umida e fredda!

Un’altra giornata finisce ma il  Solo Woman Road Trip invece continua, prossima meta: la perla di Jervis Bay.

Stay tuned

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Solo Woman Road Trip: welcome to Sydney, NSW

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WELCOME TO SYDNEY!

Benvenuti a Sydney seguaci di Intorno Sottosopra!

Capitale non geografica ma simbolica, Sydney è definitivamente la città icona dell’Australia

Bene, qui c’è Sydney e qui sono io: una settimana non è certamente molto ma basta per farsi l’idea del ritmo che tiene in ballo questa favolosa metropoli nell’emisfero sud del pianeta.

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Sono finalmente qui, dopo averla sempre solo immaginata, ora questa città è tutta intorno a me; la posso toccare, respirare, vivere e fotografare in ogni suo angolo. L’eccitazione è alle stelle anche solo durante la camminata per andare alla stazione del treno prima di giungere in centro 🙂

Credo che se siete il tipo di persona alla quale piace vivere in città, questa è il posto dove essere! La sensazione appena scesa dal treno è elettrizzante. Si viene catapultati in una scena di un film, con gente che arriva e che va da ogni angolo, colori brillanti, edifici con decine di piani che si stagliano nel cielo praticamente attaccati, incastrati in qualche modo in vecchie case coloniche, costruzioni antiche, colonnati, cattedrali.

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In un angolo hai un tram rosso dal design moderno che scorre lentamente sui binari in pieno centro, un uomo in giacca e cravatta e valigetta 24 ore attraversa le rotaie, una mamma con il passeggino intenta a sorseggiare un caffè nel tipico bicchierone di carta che servono ai bar per il take away (portare via); una ragazza mi passa accanto di fretta con tenuta scolastica, gonna al ginocchio grigia, camicia bianca, scarpe casual nere, cravatta a strisce grigie e verdi e uno di quei cappelli che per chi si ricorda erano nel film Mary Poppins indossati dalla bambina protagonista.

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 Sydney è ultra moderna ma inoltre ultra conservata, si ha un perfetto misto di stili diversi, epoche diverse perfettamente amalgamate in questa metropoli che ora capisco perché sia considerata forse la città più bella e vivibile al mondo.

Una settimana non è appunto molto tempo. Ho trascorso giornate a camminare tra le vie più importanti e quelle laterali, tra i quartieri di The Rocks, Circular Quay, Newton, Darling Harbour e quelli pittoreschi di Chinatown e Spanish Quarter.

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La città è circondata da Tolls che sono tratti di strada a pagamento (che io voglio evitare a tutti i costi!) quindi ho deciso di avere un luogo come base e spostarmi in centro con i mezzi che comunque sono molto efficienti.

Per avere i costi al minimo ho optato per rimanere una settimana in questo campeggio a pochi chilometri dalla city chiamato Lane Cove River Tourist Park. Dopo aver pensato alla scelta migliore, tra ostelli in centro, altri campeggi, couchsurfing, airbnb ho poi deciso per questa soluzione. Avendo la macchina devo avere un luogo nel quale tenerla parcheggiata in modo sicuro per alcuni giorni visto che poi in città ci si sposta con i mezzi pubblici. I parcheggi in centro sono molto costosi e hanno comunque un limite di tempo, nulla che faccia al caso mio!

Quindi eccomi in questo campeggio, situato a nord-ovest di Sydney a dieci chilometri dal centro è secondo me la soluzione più economica ma comoda allo stesso tempo se come me avete intenzione di campeggiare ed esse indipendenti.

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Al costo di 38 dollari al giorno per un sito con energia elettrica è l’opzione a mio avviso migliore. Inoltre se prenoti 7 notti ne paghi 6! Se cliccate sul link trovate tutte le info necessarie.

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Da qui in dieci minuti a piedi si raggiunge la stazione del treno di North Ryde. Vi consiglio di fare la OPAL CARD, una tessera dei trasporti che vi permette di usarli tutti a costi minori se confrontati ai singoli biglietti. Un viaggio da North Ryde a Central o Circular Quay costa circa 2.95 dollari (solo andata) negli orari non di picco quindi evitate orario dalle 7 alle 9:30 di mattina e dalle 4 alle 6:30 di pomeriggio; dopo 8 viaggi durante la settimana in corso tutti gli altri sono gratis e in più la domenica viaggiate ovunque a Sydney (compreso Watsons Bay, Manly, Cockatoo Island ecc) per 2.50 dollari valido tutto il giorno. La mia spesa per i trasporti in 8 giorni è stata di 35 dollari totali.

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Se visitate il sito dei Trasporti di Sydney potete pianificare il viaggio e vedere le mappe con i vari stop. Questa la mappa del treno

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Come prima tappa consiglio il Sydney Visitor Centre nella piazza di Darling Harbour. All’interno potete trovare tantissime brochure di posti da vedere, tour, gite fuori città, guide e mappe. Non lasciatevi scappare una copia della Sydney Guide con all’interno sconti da un 10 ad un 40 % per musei e attrazioni varie.

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Non voglio farvi un elenco di cose che dovreste andare a visitare mentre siete a Sydney, quello si trova ovunque. Ovviamente ci sono mete che da turista bisogna assolutamente fare, il Sydney Opera House e Harbour Bridge sono solo due dei punti focali della città.

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Ci sono un paio di suggerimenti che vorrei puntualizzare per non perdervi dei luoghi che hanno fatto la storia di questa metropoli: una camminata nel quartiere The Rocks non dovrebbe mancare sulla vostra lista: fermatevi a vedere Cadman’s Cottage, la casa più antica di Sydney costruita nel 1816.

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Circular Quay è la zona centrale e più nota, tantissimi locali “in”, ristoranti prestigiosi ed hotel importanti si trovano qui. E’ dove le navi da crociera attraccano per permettere ai passeggeri di scendere e visitare Sydney: ci sono state due navi Costa Crociere piene di italiani che hanno attraccato qui e la zona sembrava un’esplosione di italianità improvvisa!

Tutti i traghetti per le varie destinazioni partono da questo punto per raggiungere Manly, Watsons Bay e altre mete intorno all’area della città.

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Non perdetevi i Royal Botanic Gardens che si estendono nella parte nord est e seguono la linea costiera fino dietro al Sydney Opera House e dai quali si gode di una vista spettacolare e contrastante dei palazzi che si stagliano nel cielo appena dietro ai giardini.

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Perdetevi tra infinite specie di piante e fiori autoctoni, ammirate la natura splendere intorno a voi e i pappagalli Cockatoo venirvi vicino per rubare un pezzo di pane (per poi mangiarvelo in testa!)

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Scoprite le aree di Chinatown e Spanish Quarter. Addentratevi nel centro vitale di Sydney percorrendo Elizabeth Street, tra i suoi colori, le persone, e quel carattere che fa di questa città un’icona mondiale con pochi rivali.

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Non perdetevi la cultura di questo paese andando a visitare uno dei musei più noti d’Australia, il Power House Museum (scienza e tecnologia del passato, presente e futuro) e magari usate lo sconto sul biglietto d’entrata che trovate all’interno della guida di Sydney che vi ho suggerito qualche riga sopra.

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Una cosa che mi ha colpito in particolare all’interno del Power House Museum è stata il simulatore di assenza di gravità…un’esperienza che nella sua semplicità mi ha stupito. Si entra in questo spazio allestito come l’interno di una navicella spaziale della nasa e ogni circa 10 minuti la simulazione ha inizio: le pareti cominciano a ruotare intorno a te. Ti dicono di chiudere gli occhi se cominci a sentirti male…funziona anche perché tu sei completamente fermo! Che stupida che è la mente a volte 🙂

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Un altro pezzetto di cultura religiosa è la St. Andrew’s Cathedral. Una visita all’interno merita il vostro tempo ed è una buona scusa per ripararvi dalla calura esterna nel caso le temperature siano eccessivamente alte. Si trova nel pieno centro vicino alla Westfield Tower, una torre dalla quale si gode il panorama della città dall’alto (a pagamento).

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Hyde Park merita uno sguardo grazie ai suoi viali con alberi antichi e maestosi, cattedrali e una fontana meravigliosa che domina il centro del parco.

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Ovunque ci sono decine di gabbiani dei quali bisogna stare attenti se si ha un panino in mano! Ve lo assicuro, tenetevelo ben stretto perché io non l’ho fatto e uno di loro se n’è andato con metà del mio sandwich nel becco!

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La sera Sydney è affollata come di giorno: la zona di Circular Quay in particolare è molto animata grazie ai numerosi locali e bar nei quali si può sorseggiare un cocktail con il Sydney Opera House di fronte. Non male eh?

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Ecco che arriviamo alla parte che molti preferiscono di Sydney: la famosa Bondi Beach!

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Mi sono presa una giornata per andare a Bondi, questo perché non si trova in centro ma è localizzata nel lato est della città e per raggiungerla si prende il treno fino alla stazione di Bondi Junction poi il bus dal quale si scende a pochi metri dall’entrata principale della spiaggia.

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Guardavo un programma tv quando ancora ero a Londra chiamato Bondi Rescue basato sui salvataggi in mare da parte dei guardia spiaggia e ho sempre pensato che un giorno avrei visto quel luogo di persona: eccomi qui appunto!

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In tutta onestà non è nulla di spettacolare in termini di bellezze naturalistiche ma è certamente un punto focale dell’Australia, un’attrazione turistica certo, ma che ha il fascino giovanile e che racchiude l’essenza di uno stile di vita tipicamente simbolico di questo paese.

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Punto forte è la piscina di acqua salata costruita adiacente all’oceano nella quale le onde si gettano dopo essersi infrante sugli scogli ed investono i nuotatori pienamente felici dell’accaduto!

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Recandosi sulla spiaggia non si può fare a meno di notare l’energia e la positività di questo luogo. I guardia spiaggia svolgono un lavoro fondamentale tenendo costantemente gli occhi aperti per le forti correnti che spessissimo mettono in difficoltà i turisti ma anche i locali e da questo fatto la serie televisiva è diventata un successo qui in Australia ma anche nel mondo.

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Il mio tempo in questa metropoli giunge al termine ma ecco di seguito alcune tips (consigli).

TIPS PER ALLOGGIO

Dopo aver speso ore su internet posso confermare che non è possibile dormire in macchina in questa città, cosa che invece mi è possibile fare fuori dalle grandi metropoli. Se eventualmente trovate un posto, la polizia di solito lascia un avviso scritto che appunto passare la notte in macchina in quella specifica zona è vietato con conseguente multa se vi ritrovano….consiglio: non fatelo.

Per tutti gli otto giorni che ho trascorso a Sydney la mia spesa è stata di 310 dollari dei quali 234 per il campeggio, 40 per la tessera dei trasporti Opal (6.5 dollari rimasti sulla tessera) e il resto è andato in cibo e bevande.

Alloggi economici per Sydney:

– Campeggio (Lane Cove River Tourist Park è stata la mia scelta e quello che consiglio. Si raggiunge la city in 20 minuti di treno, è sicuro per lasciare l’auto con tutti i vostri effetti personali e la tenda, tanta privacy e tranquillità, immersi nel verde, bagni e cucina puliti e attrezzati con tutto)

  • Ostello (più economico del campeggio e più vicino ma niente parcheggio per l’auto e meno sicuro per gli effetti personali, tanto rumore la sera e la notte, no privacy)
  • Couchsurfing: se non sapete cos’è potete visitare questa sezione di Intorno Sottosopra dove è spiegato cos’è e come funziona. Facendo couchsurfing l’alloggio è gratuito ma è al massimo per un paio di giorni (il più delle volte) dopo i quali dovete trovare qualcun altro che vi ospiti. Il problema del parcheggio è sempre lo stesso: bisogna pagarlo e muovere l’auto spesso. Bisogna tenersi agli orari di chi vi ospita il che non sempre è la scelta più comoda e che vi lascia con poca autonomia nel gestirvi la giornata.
  • AirBnb: una soluzione più economica del normale B&B ma le opzioni per Sydney le ho trovate limitate per il mio budget e ancora una volta il problema del parcheggio si presenta.
  • House sitting: ci si iscrive ad un sito internet pagando una quota annuale (piuttosto irrisoria a mio avviso) e si ha a disposizione un elenco di abitazioni che necessitano appunto di un House Sitter che significa qualcuno che si prenda cura della casa ed animali mentre i padroni sono via per qualche giorno o per mesi. Anche questa è un’iniziativa interessante, non si paga nessun affitto  e si ha un’intera casa a disposizione, ma anche in questo caso ho optato per il campeggio perché mi da quella libertà che non avrei se scegliessi una delle altre opzioni.

TIPS GENERALI

  • Fate una Opal Card. Purtroppo le stazioni dei treni non la vendono e non la ricaricano nemmeno, cosa che trovo piuttosto insensata. Purtroppo è così quindi considerate di fermarvi in un negozio newsagent (tabaccheria, giornalai) mentre siete sulla strada per recarvi nel luogo dove soggiornerete e richiedetene una con 20 dollari di ricarica. Altrimenti vi troverete a dover acquistare un biglietto singolo per la city ($ 4.80) e poi acquistarla li.
  • Volete un caffè decente a un prezzo ridicolo? Andate nei 7eleven, all’interno hanno la macchinetta del caffè automatica che ammetto non essere così male se siete malati di caffeina la mattina e perché no il pomeriggio 🙂

Piccolo:  $ 1
Grande: $ 2
Jumbo:  $ 3

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  • La domenica si viaggia ovunque a Sydney e zone limitrofe a $ 2.50 con treni, traghetti e bus! Aspettate ad andare a Manly o Watsons Bay quindi. Biglietto per la prima è $ 14 e per la seconda è $ 12.50, io le ho fatte entrambe nella stessa giornata e ho viaggiato gratis (grazie al fatto che dopo 8 viaggi pagati durante la settimana, tutti gli altri durante quella stessa settimana sono a costo 0!
  • Andate al Visitor Centre e procuratevi una copia della guida ufficiale di Sydney all’interno della quale trovate coupon per sconti in varie attrazioni, musei ecc…
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  • Fate uno di quei tour gratuiti della città dei quali trovate tutte le info al Visitor Centre. Questi ragazzi mettono a disposizione la loro conoscenza di Sydney accettando offerte libere. Il tour dura circa 2.5/3 ore, un turno la mattina e uno il primo pomeriggio; si cammina per le zone più famose, le guide si soffermano su alcune particolarità che altrimenti non si noterebbero, luoghi magari un po’ nascosti e vi spiegano (in inglese) aneddoti curiosi e fatti interessanti su ogni particolare attrazione turistica.
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  • Se vi recate a Bondi Beach evitate il weekend come la peste! Non piacevole, non rilassante e non sicuro (furti di beni personali sulla spiaggia).

 

Città giovane Sydney, popolata di ragazzi e ragazze, tantissimi bambini, famiglie numerose, studenti, giovani professionisti…si respira un’aria di intraprendenza e sicurezza ed è nettamente chiaro il motivo del suo successo in ogni fronte: economico, turistico, qualità della vita, prezzi delle case alle stelle, università prestigiose…

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Se mai avrete l’occasione di visitarla, Sydney vi colpirà sicuramente. Per noi italiani che veniamo da piccoli paesini di provincia, o più nello specifico dalla bassa modenese tanto per citare un posto 🙂 , è certamente un “big deal” come dicono in inglese. La traduzione purtroppo non rappresenta efficacemente l’idea che voglio darvi ma è un po’ come dire che è qualcosa di grande, importante.

Quando si viaggia e si vedono dal vivo quei luoghi dei quali si è sempre solo sentito parlare da altri ci si sente speciali, nel mio caso fortunati…grazie Sydney!

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