Nomadi Digitali: una realtà possibile

Da anni sono convinta che il futuro del lavoro, specialmente di alcuni lavori, sarà quello in digitale. Da sempre ho avuto una vera repulsione per il concetto del lavoro da ufficio, tant’è che in un modo o nell’altro, vuoi per scelta o per i casi della vita, non sono mai riuscita a stare a lungo in una condizione lavorativa di quel tipo.

Voglio fare però una premessa fondamentale sull’argomento di questo articolo.

Parlo per mia esperienza personale, di vita e lavoro sia in Italia che all’estero: di situazioni che ho vissuto in prima persona e di ciò che vedo e sento raccontare da amici e persone che conosco. Non voglio giudicare in alcun modo le scelte altrui, siano esse fatte da datori di lavoro o dipendenti: questo è il mio punto di vista e tengo a ribadirlo prima che leggiate l’articolo, poiché so che potrebbe suscitare qualche discordia.

Detto ciò, cominciamo!

La mia personale idea anarchica sull’ufficio mi portò anni fa a trovare su internet un altro anarchico che la pensava come me: seguo da tempo Alberto Mattei che con il suo sito NOMADI DIGITALI mi aprì un mondo nel 2012. Tutt’ora lui ed il suo Team portano avanti con unghie e denti l’idea del nomadismo digitale, ovvero il lavoro da remoto, indipendente dal luogo o dall’orario. Il loro è un sito davvero zeppo di spunti concreti, consigli fondamentali e soprattutto ricco di storie di persone che vivono da nomadi digitali nel mondo

Era una mentalità innovativa qualche anno fa, ma quest’anno, il 2020 più che mai, ci ha letteralmente sbattuto in faccia la realtà di una nuova visione del lavoro, o almeno della possibilità di una nuova visione.

Sarà soddisfatto Alberto nell’apprendere di questa nuova consapevolezza da parte di tanti dipendenti e datori di lavoro. SI PUO’ FARE!

Si, perché i nomadi digitali non sono solo i professionisti con partita iva, o i freelancer, i blogger, i content writers, …….o gli influencer; c’è tutto un mondo di professioni e di mestieri che potrebbero e possono (ci aggiungo anche dovrebbero) essere svolti da remoto.

La concezione del lavoro in Italia

Pensiamo al come è strutturata la giornata lavorativa tipo in Italia: io ho tanti amici e conoscenti che lavorano in ufficio, la maggioranza dei quali si lamenta del proprio lavoro, ma questo è un altro discorso!

Ora, mi chiedo: perchè non permettere ai vostri dipendenti di svolgere alcune mansioni da casa, magari per due o tre giorni a settimana, ci avete mai pensato?

Perchè obbligare persone a mettersi in viaggio, in orari dove le strade sono invase da auto, camion, moto e biciclette, tutti contemporaneamente per lo stesso scopo di riuscire ad arrivare a timbrare il cartellino in tempo? Ci sono lavori che potrebbero avere un orario flessibile di ingresso ed uscita, facendo sì che una persona sia rilassata al volante, diminuendo i rischi concreti che ci sono sulla strada.

Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo nella vita, ma è un aspetto che non viene nè considerato, nè valorizzato dalla maggioranza delle imprese.

Perchè?

Quell’ora o due di auto fatte per andare e tornare dal posto di lavoro, non sono forse importanti nella giornata? 

Tempo che potrebbe essere speso per la gestione della famiglia, della casa, delle persone anziane, per fare sport, per il piacere personale ed il benessere che porta l’avere tempo libero per sé. Ci sono paesi in Europa come l’Olanda, la Danimarca, la Germania e la Francia che hanno diminuito la giornata e la settimana lavorativa.

Ci sono valori importanti, fondamentali, ai quali una realtà imprenditoriale dovrebbe dare grande peso, invece, in Italia, non è così.

Le persone serene, realizzate e valorizzate producono molto di più durante la giornata, anche quella lavorativa.

Ho letto da poco la newsletter di Alberto Mattei di Nomadi Digitali che mi ha ispirata a scrivere questo articolo: mi limito a parlare del mio paese, l’Italia, che ha una forte distanza in confronto ad altri paesi industrializzati del mondo rispetto a questo argomento.

Credo che ci sia un grosso problema culturale quando si ha la necessità di controllare i dipendenti sul posto di lavoro.

A che ora arrivano, quante pause fanno, con chi parlano e quanto, piuttosto che soffermarsi a guardare cosa hanno prodotto. Il risultato finale dovrebbe essere l’obiettivo di un’impresa che produce qualcosa o da’ un servizio.

Ovviamente questo, come detto all’inizio, è un discorso che si può applicare per alcune tipologie di lavoro ma che renderebbero il sistema economico molto più flessibile, meno oneroso sia per i dipendenti, che per le aziende e che a parer mio, darebbero una spinta forte alla produttività, fattore di non poco conto che però pare superfluo alla maggioranza delle aziende.

Continuo a sperare e sognare in un futuro più digitale, nel quale il lavoro da remoto sia considerato di valore tanto quanto il lavoro in presenza e che sia spinto anche dalle scuole e dalle università.

Quest’ anno così particolare ci ha dato il là, ci ha messo davanti ad un sentiero percorribile che alcune realtà hanno imboccato. Spero solo che si continui ad andare avanti e fare della filosofia dei Nomadi Digitali anche una realtà concreta.

Voi avete mai lavorato da remoto o vi piacerebbe?
Come vi siete trovati ad essere nomadi digitali?

Sono curiosa di sapere la vostra opinione!

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